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Boato e paura nel cuore del paese, crolla il tetto della storica casa del popolo

Francesco Turchi
Boato e paura nel cuore del paese, crolla il tetto della storica casa del popolo

L’immobile era deserto, il circolo è chiuso da mesi. Il presidente: «Non sappiamo come fare, speriamo di cederlo»

27 aprile 2021
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CRESPINA LORENZANA. Un boato, poi il crollo. Il tetto della casa del popolo cede improvvisamente, nel cuore del paese. Un’altra ferita per Lorenzana, che già nell’estate scorsa aveva dato l’addio al suo storico circolo, messo ko da emergenza sanitaria e carenza di volontari. Ora una parte di quello stesso immobile, è inagibile.

«Ha ceduto di netto una trave» spiega il presidente della casa del popolo, Maurizio Verdenelli. Nessuno si era reso conto del pericolo, perché l’immobile – che per decenni è stato il punto di riferimento per la comunità – è deserto da tempo. «C’ero entrato una ventina di giorni fa insieme ad alcuni tecnici che dovevano fare delle misurazioni». Per fortuna lunedì mattina, intorno alle 8, quando si è verificato il crollo, non c’era nessuno.

Passata la paura, restano i danni, che sono ingenti: «Non sappiamo come fare – ammette Verdenelli –, la speranza è che vada in porto l’operazione che abbiamo messo in piedi con un’altra casa del popolo, che potrebbe inglobare quella di Lorenzana». Con l’obiettivo di salvare un simbolo della collettività, «acquistato per 5mila lire nel 1947 dai paesani. Perché per “quelli di sinistra” mancava un luogo dove ritrovarsi». E allora trasformarono quell’immobile in una casa del popolo, che ha accolto feste, cene, serate di ballo e tante iniziative politiche: «Qui avevano anche sede i partiti politici. Ma poi sono spariti anche quelli...». E con il tempo anche i soci sono diminuiti, insieme ai volontari e agli incassi. La persona che stava dietro al bancone più delle altre non se la sentiva di andare avanti e poi è arrivata l’emergenza sanitaria che ha dato il colpo finale all’attività: «Ogni mese – avevano spiegato dal consiglio la scorsa estate – dobbiamo far fronte ad almeno 1.200 euro di spese tra bollette e costi fissi. Non possiamo andare avanti. I giovani non ci vengono, alcuni cittadini non ci mettono piede perché lo identificano a ancora come la sede dei comunisti. E poi i social tengono le persone in casa e il gioco delle carte è finito». Motivazioni che avevano spinto, dopo 3 riunioni andate quasi deserte, a chiudere il circolo Arci e a cercare soluzioni per ridare un futuro all’immobile di proprietà della cooperativa.

«Siamo in trattativa con un’altra casa del popolo – spiega Verdenelli –. Speriamo che l’operazione vada in porto e che queste stanze possano avere un futuro, sempre al servizio della collettività. Poi, se non sarà possibile, cercheremo un’alternativa». Provando a vendere l’edificio a un privato: «Non è facile e ora la sarà ancora meno dopo questo crollo. Una parte del tetto era stato rifatta, mentre quella crollata stamani (lunedì, ndr) no: durante il sopralluogo con i vigili del fuoco, abbiamo visto che la trave che ha ceduto era completamente mangiata dai tarli. Ci attiveremo per la messa in sicurezza dell’immobile. Ma di più non possiamo fare». —

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