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Audio scatena il panico nelle chat. Ma è falso, scatta la denuncia

Francesco Turchi
Audio scatena il panico nelle chat. Ma è falso, scatta la denuncia

«A 9 anni trovato dalla maestra con una corda al collo dopo un video su TikTok». La dirigente della scuola di Cascine: «Grave danno all’immagine dell’istituto»

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BUTI. Un audio di 90 secondi che rimbalza nelle chat, seminando il panico tra i genitori. E non potrebbe essere altrimenti, dato che la donna parla di un bambino di 9 anni trovato da una maestra, durante la ricreazione, con una corda stretta intorno al collo.

Quindi la mamma, preoccupatissima, spiega che il tutto sarebbe riconducibile al social network TikTok, «dove sta girando l’immagine di un uomo morto, che minaccia i bambini, dicendo che se non fanno quello che dice lui, farà del male ai loro familiari».

Un incubo che avrebbe spinto l’alunno della scuola primaria di Cascine di Buti a compiere un gesto tipico della “Black out challenge”, una prova di soffocamento estremo, nella quale i partecipanti devono stringersi una corda intorno al collo per provare la propria resistenza: una sfida che – appena 3 mesi fa – avrebbe causato il decesso di una bambina di 10 anni di Palermo, soffocata da una cintura.

Ma stavolta non è vero niente. L’episodio, terribile, non c’è mai stato. Non c’è alcun bambino che ha rischiato di morire. E nessuna insegnante ha dovuto salvarlo.

Quell’audio è falso. E ora la scuola si prepara a sporgere denuncia, con la speranza di mettere nei guai l’autrice. Che, per i toni accorati nel suo messaggio, sembrava avere come unico obiettivo quello di mettere in guardia i genitori: «Vi mando un vocale e mi auguro che lo giriate a più gruppi possibili, sia alle vostre classi, sia a tutti i gruppi che conoscete».

Appello raccolto al volo da centinaia di genitori, con il messaggio che ha ben presto superato anche i confini provinciali, rimbalzando dai gruppi scolastici a quelli sportivi: «Alle Cascine di Buti è successo un fatto veramente increscioso». Quindi il racconto della scena e le raccomandazioni anti TikTok: «L’insegnante, che poi è amica di una mia conoscente, ha trovato un bambino con la corda legata al collo. È un po’come il Covid in Cina: ora succede alle Cascine di Buti, domani non si sa. Questi social non dovrebbero girare tra i ragazzi: sono bombe a orologeria. Stiamo attenti, soprattutto chi ha TikTok: queste persone pur di colpire si infilano nella mente dei ragazzi attraverso questi canali». Il vocale è arrivato anche ai genitori delle scuole butesi. Che, allarmati, hanno chiesto spiegazioni alla dirigente dell’istituto comprensivo Maria Rita Ansaldi: «Ovviamente ho subito fatto tutte le verifiche del caso con il personale di quella e delle altre scuole. Questo episodio non c’è mai stato, non esiste. È tutto falso. E l’ho già comunicato ai carabinieri». Con tanta amarezza: «Sono dietro a questa faccenda da ore – spiega nel primo pomeriggio la dirigente –. E mi sto confrontando con l’ufficio scolastico provinciale per capire come muoverci. Sicuramente sarà presentata una denuncia, resta da definire se ci muoveremo noi come istituto o loro. Perché, al di là dell’allarme, resta il danno d’immagine per la nostra scuola di Cascine di Buti e per tutto il personale che ci lavora». Colpa di chi ha innescato la catena, ma anche della superficialità con la quale vengono utilizzati i social: «L’utilizzo delle chat è sconsigliato e dovrebbe essere limitato soltanto a rarissime occasioni, perché – ormai è dimostrato – non ci aiutano. Anzi. E troppo spesso si verificano anche violazioni della privacy. L’ho sottolineato anche in una circolare all’inizio dell’anno scolastico. Credo – conclude la dirigente – che ci servirebbe una rieducazione all’utilizzo dei social network. E quanto è accaduto con questo vocale falso, lo conferma». –

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