Sicurezza
Minacce per riavere i soldi, condannata
Alla base un prestito non restituito alla compagna di un istruttore equestre, rinviato a giudizio chi sollecitava il pagamento
montopoli. L’accusa iniziale di tentata estorsione contestata dalla Procura (pm Giovanni Porpora) alla fine per il giudice dell’udienza preliminare Donato D’Auria è stata derubricata in esercizio arbitrario delle proprie ragioni.
In rito abbreviato Simona Arata, 50 anni, di Santa Margherita Ligure, ieri pomeriggio è stata condannata a due mesi e al pagamento delle spese di costituzione di parte civile di un istruttore equestre di 37 anni rappresentato dall’avvocato David Billetta.
Il gup ha rinviato a giudizio i due imputati accusati di essersi presentati dall’istruttore per convincerlo a saldare un debito di 25mila euro.
Si tratta di Giuseppe Scibilia, 71 anni, di Pieve Ligure, e Vincenzo Scippa, 44 anni, di Genova. Per l’altra imputata, Eleonora Delnevo, 54 anni, di Lavagna, il giudice ha trasmesso gli atti alla Procura di Genova per competenza territoriale. L’episodio era avvenuto a Rapallo nel dicembre 2017 e la parte offese è un genovese di 58 anni.
I poliziotti si erano mossi dopo la denuncia del titolare di un centro ippico della provincia di Pisa e residente all’epoca nel comune di Montopoli Valdarno.
«Sono stato minacciato da due persone, anche con una pistola» fu il suo racconto. Una versione che gli investigatori presero talmente sul serio da farlo trasferire per una settimana in un albergo. Un isolamento temporaneo per tranquillizzarlo ed evitare che alle minacce seguissero le reazioni annunciate. I due, Scibilia e Scippa, sono stati rinviati a giudizio per tentata violenza privata e porto abusivo di armi. A giugno la prima udienza. I quattro imputati erano difesi dagli avvocati Mario Iavicoli, Giovanni Ricco, Guido Mottola e Stefano Violi.
All’origine del processo c’era un prestito per l’acquisto di un cavallo alla fidanzata dell’istruttore che a Rapallo faceva lezioni alla figlia della 51enne di Santa Margherita Ligure. Quei soldi non tornano indietro, la coppia nel frattempo vive una crisi e i percorsi si dividono. Solo che Arata pretende i soldi dall’istruttore. E, secondo l’accusa, ingaggia i due per convincerlo a saldare il debito che l’uomo sostiene di non dover pagare. Un episodio a Pontedera, quello delle pistole mostrate durante l’incontro e un altro a Rapallo quando gli prendono il cellulare. —
Pietro Barghigiani
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