Toscana
«L’economia circolare va difesa, la criminalità è problema a parte»
Santa Croce. Il sistema conciario da un certo punto in poi non ha più potuto trattare Carbocal e Natifert come sostanze per l’agricoltura. Erano usciti dal registro fertilizzanti e dunque andavano di nuovo gestiti come rifiuti. La magistratura aveva aperto un’indagine, la “Blu Mais”, sul loro utilizzo.
Ed è in concomitanza con quelle investigazioni, particolare da non trascurare, che decolla il protocollo d’Intesa tra Regione, Associazione Conciatori e discarica di Scapigliato per l’economia circolare. C’è da gestire una situazione di difficoltà imprevista.
«La Regione si è preoccupata di dare una mano ai conciatori, come si esplicita nel protocollo. Bisognava trovare uno sbocco a questi prodotti e andavano smaltiti a norma», spiega Alessandro Giari, presidente di Scapigliato srl.
Scapigliato, impianto di Rosignano Marittimo per i rifiuti speciali, che allora si chiamava Rea Impianti, diede la disponibilità a raccogliere un massimo di 22mila tonnellate di rifiuti per il 2019. Per gli anni successivi, fino al 2022, i quantitativi massimi sarebbero stati definiti con un altro accordo.
In realtà di quel materiale in arrivo dal settore del cuoio e della concia ne arriva molto meno. Lo conferma Giari, che specifica: «Non saprei dire perché, noi ci siamo limitati a prendere atto di questa cosa. Noi abbiamo dei contratti normale, poi se arriva o non arriva, a prescindere dal cliente, non andiamo a indagare».
Il protocollo prevede due principali obiettivi: favorire gli investimenti privati nell’economia circolare e assicurare lo smaltimento dei rifiuti prodotti dal distretto conciario per la fase transitoria, finché non sarebbero entrati in funzione gli impianti di economia circolare previsti al primo punto.
È questa la spinta d’emergenza. «La Regione ci ha chiesto aiuto e noi abbiamo risposto di sì. D’altronde siamo un’azienda pubblica, seguiamo interessi che vanno al di là della logica commerciale», dice Giari.
«Ci è sembrata una cosa virtuosa aiutare. Alla luce di oggi, forse, non l’avremmo valutata così», dice ridendo Giari. E continua: «C’è stata una fase virtuosa, se poi ci sono stati problemi d’infiltrazioni di attività criminale è un’altra storia. Concettualmente, se l’operazione è finalizzata ad adeguare gli impianti per non mandare niente in discarica, credo che sia un’ottima cosa. È una strada obbligata per tutti. Se non s’investe per trasformare il rifiuto in maniera prima secondaria non si superano né discariche né inceneritori». —
Libero Red Dolce
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google