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«L’economia circolare è un sistema da preservare»

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SANTA CROCE. Adriano Bruschi è un ambientalista. Già appartenente ai Verdi e oggi attivista di Legambiente a Piombino. Da una persona con questo profilo ti aspetti una dura condanna del sistema denunciato dalla magistratura nell’inchiesta Keu. Invece chiede di «non smantellare il sistema di riutilizzo dei materiali derivanti dalla lavorazione conciaria, perché solo così si evita il ritorno all’uso delle discariche e un balzo nel passato di 30 anni».

Bruschi racconta di aver seguito da vicino il periodo in cui l’allora assessore regionale all’ambiente Claudio Del Lungo aveva spinto e accompagnato il settore conciario a programmare investimenti per realizzare un sistema che evitasse di portare i fanghi conciari nelle discariche di mezza Italia. «Fu una scelta giustissima – dice l’esponente di Legambiente – perché fino a quel momento non esisteva un metodo per puntare al riutilizzo di determinati materiali. L’autorizzazione a Ecoespanso, l’impianto per l’essiccazione dei fanghi, risale al 1997. E, nel tempo, siamo arrivati a prodotti per l’edilizia con inerti derivanti dall’attività delle concerie. Un impianto che veniva controllato ogni sei mesi e che aveva tutte le certificazioni possibili, prodotti di resulta compresi. Era l’inizio di quella che, recentemente, è stata ribattezzata economia circolare e che ha fondamenta molto valide».

Ma, fatalmente, i buoni propositi si scontrano con le indagini della magistratura. «Non so cosa sia successo nel frattempo – aggiunge Bruschi –. Dico solo che il progetto iniziale, e i risultati che nel tempo sono stati ottenuti evitando di smaltire i rifiuti in discarica sono da elogiare. E credo che questo sistema vada preservato, al netto delle eventuali responsabilità delle persone che lo hanno gestito». —

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