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Pontedera

Cesarino, 90 anni: dall’incubo Covid alla festa per i 65 anni di nozze con Lina

Tommaso Silvi
Cesarino, 90 anni: dall’incubo Covid alla festa per i 65 anni di nozze con Lina

L’ex operaio Piaggio in inverno era stato ricoverato a Cisanello in gravi condizioni, ora dice grazie a medici e infermieri 

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PONTEDERA. È il 9 novembre del 2020. Il telefono di Lucia squilla. Dall’altra parte c’è un medico del reparto Covid dell’ospedale di Cisanello. «Suo padre sta male, non possiamo intubarlo – le spiega – perché abbiamo paura di aggravare ulteriormente la situazione dei suoi polmoni. Lo aiutiamo con l’ossigeno, ma non posso farle promesse. Il quadro clinico è davvero molto delicato». Cesarino Caroti ha quasi 90 anni e combatte nel letto di “Medicina 4”. Respira a fatica, ma non molla.

Gli anni passati a lavorare la terra insieme ai fratelli gli hanno insegnato che con la fatica si può fare di tutto. Anche sconfiggere un mostro. Mercoledì 21 aprile, Cesarino – della frazione pontederese de Il Romito – ha festeggiato 65 anni di matrimonio con la moglie Lina. Dove? A casa loro. Con una bella torta. Perché la sua battaglia l’ha vinta alla grande. Lui ci ha messo coraggio, determinazione e una straordinaria forza di volontà. Il resto lo ha fatto il personale medico e sanitario di Cisanello, che lo ha assistito quasi come un bambino. Tanto che, il 10 dicembre, quando è stato dimesso, la prima cosa che Cesarino ha detto alla moglie è stata: «Le bimbe dell’ospedale mi hanno trattato come te non hai mai fatto, sono state speciali». La forza di riderci su, nonostante tutto. Perché per alcuni giorni la vita dell’ex dipendente Piaggio è stata davvero appesa a un filo. «Il 7 novembre è stato ricoverato in condizioni piuttosto gravi, faceva fatica a respirare e aveva la febbre. Per un paio di settimane – racconta la figlia, Lucia – la sua situazione è stata critica. I medici sono stati eccellenti nell’aggiornarci ogni giorno, ci hanno fatto sentire accanto a lui anche se non eravamo lì fisicamente».

La storia di Cesarino Caroti unisce la buona sanità alla “pelle dura” della vecchia guardia, quella che ha visto il mondo attraversare più epoche. Ma non solo. C’è anche una coincidenza che dona un tocco magico. «Mio padre – prosegue Lucia Caroti – ha festeggiato i 90 anni in ospedale, il 19 novembre. Gli infermieri hanno organizzato una piccola festa, lui comunque era cosciente ed è stato molto contento di ricevere gli auguri. Da quel giorno, le sue condizioni sono sorprendentemente migliorate alla velocità della luce. Fino al momento di tornare a casa».

Ora la festa per le “Nozze di Pietra”, insieme a Lucia, suo marito Fabrizio e le nipoti Veronica e Giulia. E soprattutto con la moglie Lina, che quando Cesarino è partito per l’ospedale aveva paura che nessuno si curasse di lui. «Sei vecchio, ti lasceranno morire», diceva in preda alla disperazione. E invece no. Cesarino ce l’ha fatta, spinto dal lavoro di una squadra di professionisti. Che hanno operato sul piano medico, andando addirittura oltre. «A mio padre è stata fatta per due volte la barba, gli è stato concesso di sentirci spesso telefonicamente, e il dottor Marco Taddei è venuto addirittura a trovarlo a casa, dopo le dimissioni», spiega Lucia Caroti. Che infine ringrazia di cuore: «Gli Oss, in modo particolare Giada, gli infermieri, i medici e il dottor Taddei, che ci hanno dimostrato un’umanità unica. Non avremo mai modo di ringraziarli abbastanza – conclude – se non ricordandoli ogni giorno nelle nostre preghiere. Se nonostante il Covid le persone riescono a essere ancora “vicine” e a prendersi cura, nel vero senso della parola, dei più deboli, allora la pandemia non potrà che essere vinta e forse ci permetterà di rendere migliore questo mondo». —

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