Attenzione
«Tutti in piazza contro “il taglio” della diocesi»
Il doppio a distesa dalla cattedrale potrebbe essere stato l’ultimo, nel giorno della scorsa Pasqua, con un vescovo titolare. La preoccupazione di veder accorpata la diocesi di Volterra è tanta. Non solo sul colle etrusco ma anche nelle 88 parrocchie a cavallo fra cinque province.
E dopo la “voglia” di Colle Val d’Elsa di tornare alle origini rientrando nella giurisdizione ecclesiastica volterrana, dopo che nel XVI secolo fu eretta a sede diocesana, ecco l’ex amministratore della Misericordia di Pomarance, Silvano Montopoli, che manifesta contrarietà e preoccupazione se andasse in porto questa “soluzione” negli ambienti vaticani: «Si parla di dissolvere una diocesi che ha dato lustro alla Chiesa in duemila anni di cammino, che ha dato il primo papa dopo l’apostolo Pietro, che ha rappresentato prestigio e molta vitalità. Sarebbe una scelta avventata. E sbagliata». Caldeggiata e promossa, si dice oltre Tevere, dalla Conferenza episcopale dell’America Latina che vorrebbe raggruppare i territori italiani. Forse per togliere loro un po’ di potere. Insomma, l’ex amministratore della Misericordia pomarancina, ora volontario della medesima, sbarra la strada all’idea di cancellare la diocesi: «Anche sapendo del dogma dell’infallibilità papale, ma questa si estrinseca sul piano spirituale e non su quella amministrativo, la combatterò in ogni modo», dice risoluto.
Il dogma fu discusso e introdotto dal Concilio Vaticano I, che si aprì a San Pietro l’8 dicembre 1869 convocato da Pio IX, tre secoli dopo quello Tridentino. Quella norma conciliare divenne un problema politico per l’Europa. Un papa dichiarato infallibile destabilizzava i poteri costituiti. E lo continua a essere oggi, se si “destabilizzano” le giurisdizioni ecclesiastiche in cui l’Italia è divisa: sembra che in Toscana, per esempio si vogliano avere 2-3 diocesi metropolitane in luogo delle 18 diocesi attuali: una bella “potatura”. «Io non ci sto – conclude Silvano Montopoli – e invito tutti a prendere posizione, con rispetto verso le istituzioni ecclesiastiche ma con determinazione. Volterra deve rimanere diocesi. Se c’è da scendere in piazza, facciamo anche questo».
Dal palazzo vescovile, al momento, nessuna presa di posizione. Intanto, però, in piazza è sceso l’attuale vescovo di Volterra Alberto Silvani. Lo ha fatto in difesa dell’ospedale di Volterra, in seguito alla decisione dell’Asl di tagliare i turni notturni dei cardiologi al presidio dell’Alta Valdicecina, in una manifestazione organizzata dal Comitato pro ospedale Volterra. Un gesto che ha messo in allarme moltissimi cittadini, associazioni e istituzioni. Tra i molti intervenuti in piazza dei Priori senza dubbio la voce più autorevole è stata la sua, quella di Silvani. Il quale ha detto ai microfoni che «l’ospedale è una realtà che serve, e che non può essere oggetto di ridimensionamenti». Parole semplici ma accorate, nate dalla vicinanza alla cittadinanza volterrana e delle sue preoccupazioni.
E se la diocesi volterrana venisse cancellata o accorpata, ci sarebbe il presule al fianco delle istanze dei volterrani? Arriverebbe da Pisa, per esempio, per far sentire la sua presenza? La città ha sempre fatto quadrato intorno al vescovo e quando i cittadini chiamano, il vescovo risponde.
È sempre stato così, anche ai tempi delle “guerre fredde”, quando il sindaco Giovanni Brunale con l’allora vescovo Vasco Giuseppe Bertelli, invitarono e ospitarono papa Giovanni Paolo II. Era il settembre 1989. All’epoca c’era ancora il Pci alla guida di Volterra, ma questo non fu di ostacolo, alla visita del santo padre sul colle etrusco: fu un successo di popolo, a cui parteciparono le istituzioni in armonia, nonché migliaia di persone. Giovanni Paolo II volle venire a Volterra il 23 settembre, festa di san Lino, primo papa dopo l’apostolo della Galilea san Pietro, dicendo la frase «vengo sulle orme dei miei predecessori». –
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