Attenzione
L’allarme dei dottori «A rischio i vaccini per le persone fragili»
I medici di famiglia chiedono spazi per gli assistenti «Troppo lavoro burocratico, così non ce la facciamo più»
POMARANCE. Da un lato c’è la buona notizia che entro la metà di maggio le persone che hanno superato 80 anni di età riceveranno la seconda dose del vaccino anti-Covid. Dall’altra, invece, si fa strada l’ipotesi che i medici di famiglia dell’Alta Valdicecina possano smettere di effettuare questo servizio una volta ultimata la vaccinazione degli anziani. E questo potrebbe rappresentare un bel problema, visto che la fase successiva dell’attività vaccinale relativa ai medici di famiglia dovrebbe riguardare le persone fragili.
Il 25 aprile, intanto, sarà la data in cui gli ultra 80enni avranno tutti ricevuto la prima dose, come ha spiegato Pietro Rivieri che coordina i medici di famiglia dell’Alta Valdicecina: «Sarà una data molto importante a cui seguirà il momento in cui tutti quelli che hanno superato gli 80 anni saranno stati immunizzati. Un lavoro enorme, faticoso e senza poter contare sull’aiuto degli assistenti di studio, a differenza dei nostri colleghi che operano nei centri urbani più grandi e organizzati dei nostri».
A Pomarance sono sei i dottori di medicina generale, a Volterra otto. Tutti operano nelle Case della salute presenti nel capoluogo pomarancino, a Larderello e nella città etrusca. «Ma nessuno di noi ha assistenti di studio, malgrado abbiamo ottenuto l’accordo per le nomine – riprende il medico – ma non sappiamo dove farli lavorare all’interno delle Case della salute. La direttrice della Società della salute, Patrizia Salvadori, ci ha assicurato che avremmo trovato una soluzione insieme. Ma a oggi non ce ne sono ancora e se dovremo lavorare ancora nelle condizioni in cui abbiamo portato avanti l’attività legata ai vaccini, credo proprio che non saremo disposti a proseguire».
Il problema sta proprio in tutto quello che esula dalla semplice iniezione del vaccino. Telefonate agli anziani per informarli dell’appuntamento, difficoltà di comprensione in molti casi, in altri risponde la badante che non parla italiano. Insomma, un lavoro che diventa lungo e che, secondo Rivieri, dovrebbe essere fatto «da infermieri della Casa della salute o dal personale amministrativo. Se dovesse ricadere ancora su di noi, sarebbe davvero un grosso problema. Abbiamo sollevato la questione coi nostri rappresentanti provinciali che ora ne parleranno a livello regionale. Speriamo di trovare una soluzione».
Intanto, sempre in tema di vaccini, il gruppo di maggioranza a Palazzo dei Priori, #fareVolterra, spiega che «sul territorio del comune di Volterra il 30 per cento della popolazione ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino. Per questo si ringraziano l’unità vaccinale dall’ospedale, il personale sanitario, i medici di famiglia e la direttrice della Società della salute per l’impegno, la costanza e la professionalità». —
A.Q.
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