Il Tirreno

Pontedera

le terre inquinate all’aeroporto militare 

«No rischi per il personale»

Danilo Renzullo

La 46esima Brigata Aerea rassicura: «Sono in zona periferica»

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Danilo Renzullo

pisa. «Nessun rischio per la salute del personale. Quella oggetto di verifiche e approfondimenti è una zona periferica della base, dove non sorgono installazioni militari».

Non hanno avuto conseguenze sull'operatività della base e dello scalo, ma i ripetuti sversamenti del materiale altamente inquinante derivante dal trattamento degli scarti del distretto del Cuoio hanno costretto a interdire l'uso di un'estesa area dell'aeroporto militare. I materiali inquinanti sarebbero finiti nel sottosuolo di «una zona di movimentazione di veicoli e aeromobili, determinando una contaminazione del perimetro interessato per diverse centinaia di metri quadrati», si legge nell’ordinanza firmata dal gip Antonella Zatini.

Secondo l'accusa, ammonterebbe ad «alcune migliaia di tonnellate» la quantità di “keu”, il materiale derivante dal trattamento dei fanghi della depurazione degli scarichi delle concerie, finita sotto una parte del perimetro aeroportuale, probabilmente mescolato a terreni o materiali necessari ad alimentare un cantiere. «L’area interessata all’interno dell’aeroporto militare di Pisa, tuttora oggetto di verifiche ed approfondimenti da parte degli organi inquirenti, è una zona periferica della base, circoscritta e destinata esclusivamente ad apparati per la navigazione aerea, dove non sorgono altre installazioni militari», specifica in una nota l'Aeronautica militare. L'aeroporto sarebbe uno degli otto siti dove gli inquirenti hanno accertato lo sversamento di una parte dei rifiuti stoccati in un impianto di Pontedera. Nell'area aeroportuale sarebbero stati almeno 33 i trasporti di materiale inquinante che, secondo quanto accertato attraverso analisi e campionature, «presentava elevati valori di cromo, non riscontrati nel campione del cosiddetto “bianco”, ovvero nel terreno circostante al sito interessato», si legge nell'ordinanza. Un'elevata concentrazione, quella di cromo, che secondo l'accusa «non consentiva il riutilizzo del materiale nell'ambiente, dimostrando che i trattamenti a cui era stato sottoposto non avevano fatto perdere al materiale le caratteristiche proprie di rifiuto, né lo stesso aveva acquisito la qualifica di end of waste». Il rifiuto era quindi rimasto rifiuto.

Alte concentrazioni di cromo sarebbero state rilevate anche nel suolo sottostante, la cosiddetta “guida di planata” dell'aeroporto, il sistema luminoso installato nei pressi della pista che fornisce ai piloti indicazioni visive del corretto angolo di discesa, dove sarebbe approdata una parte dei carichi di materiali proveniente dall'impianto di Pontedera. Una zona, quella interessata dagli sversamenti, che risulterebbe quindi altamente inquinata e dove sono ancora in corso gli accertamenti, le analisi e le verifiche ambientali.

«L’Aeronautica militare, che è parte lesa nella vicenda – prosegue –, non appena avuta notizia dell’inchiesta in corso ha immediatamente posto in essere tutte le procedure previste, innanzitutto inibendo a titolo precauzionale qualsiasi tipo di accesso al sito e, al contempo, fornendo piena collaborazione e il massimo supporto sia alle autorità inquirenti sia agli enti tecnici preposti al monitoraggio ambientale del sito, tuttora in corso in stretto coordinamento con l'Arpat». —

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