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cuoio in zona rossa 

Negozianti scioperano per solidarietà verso le attività obbligate a restare chiuse

Giacomo Pelfer
Negozianti scioperano per solidarietà verso le attività obbligate a restare chiuse

L’iniziativa oggi a San Romano, intanto un centinaio di commercianti attraverso i Ccn chiedono un incontro urgente a Giani

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Giacomo Pelfer

san miniato. Più che una protesta sarà un segno di vicinanza. Un messaggio di solidarietà per i commercianti meno fortunati, quelli che le norme anti-Covid considerano non essenziali. Un modo per condividere tutti insieme un malessere, ma anche per mandare un messaggio diretto alla Regione, affinché metta fine a una mini zona rossa che gli esercenti considerano inutile ai fini del contagio ma drammatica sul piano economico.

Nasce da qui la singolare iniziativa degli esercenti di San Romano, quelli autorizzati a stare aperti anche in zona rossa. Una dozzina di attività che proprio oggi, nel giorno del mercato settimanale, resteranno con le serrande abbassate per esprimere la propria vicinanza ai commercianti che non possono lavorare, in particolare parrucchieri, estetiste e negozi di abbigliamento. Un’idea lanciata da Antonio Storti della tabaccheria di via Matteotti, a cui hanno aderito gran parte degli esercenti del paese: dai negozi di alimentari alle lavanderie, dai fiorai fino al negozio di agraria.

«L’obiettivo è portare un messaggio di solidarietà, non tanto a dei colleghi ma piuttosto a degli amici che da un anno vivono una situazione drammatica», dice il presidente del Centro commerciale naturale Bernardo Carannante, annunciando per stamani anche un flash mob davanti la chiesa, ovviamente statico e a distanza. «Un modo – dice – anche per dare all’amministrazione comunale un messaggio da portare al governatore Eugenio Giani». Un messaggio che unisce in realtà tutti gli esercenti del comprensorio, attraverso i rispettivi Centri commerciali naturali, che lunedì pomeriggio si sono riuniti per chiedere un incontro proprio al presidente Giani. «Chiediamo di tornare a lavorare, perché nei negozi di vicinato non ci si contagia se ci sono le restrizioni necessarie» dicono in una nota condivisa i presidenti dei vari Ccn, rappresentando le istanze di 100 commercianti: Laura Bilanceri di Santa Croce, Benedetta Pantani di Fucecchio, Pierfranco Speranza del Ccn di San Miniato Basso, Edi Gori di San Miniato, Benito Muscolo del Ccn Egola, Bernardo Carannante di San Romano e Gilberto Giovacchini dell’associazione Noi di Viale Italia di Castelfranco. «L’istituzione delle micro zone rosse ha peggiorato la situazione – scrivono i Ccn –. Chi non può comprare nel proprio Comune o andare dal proprio parrucchiere o estetista, si sposta nei territori di confine dove sussiste la zona arancione. Non possiamo aspettare sabato prossimo quando forse la zona rossa finirà: rischia di essere comunque troppo tardi. I Ccn sono disponibili a collaborare con le istituzioni ma chiedono rispetto per il loro lavoro. Serve un compromesso per non far morire molte attività. Il lavoro è progettualità: i commercianti non possono sapere solo il giorno prima quale sarà la loro riapertura. Questo vuol dire non avere rispetto nei loro confronti. Per questo abbiamo chiesto un tavolo urgente. Dateci la possibilità di fare il nostro lavoro nelle regole, anche nuove, in base alla situazione che viviamo di giorno in giorno. Dateci regole diverse alle quali attenerci, non colori diversi».

Posizioni che i commercianti di Castelfranco hanno portato lunedì anche in un incontro col sindaco Gabriele Toti. «Per una zona di confine come la nostra, non poter lavorare mentre a un chilometro di distanza la stessa attività è aperta è frustrante» hanno spiegato gli esercenti. «Ho sempre accettato e sostenuto le scelte del presidente Giani – ha risposto Toti –. Stavolta però sono molto perplesso sull’efficacia della scelta. Noi confiniamo con Comuni arancioni e i livelli di mobilità sono tali che questa ambivalenza di aperture e chiusure non può funzionare. Avrebbe avuto più logica l’intera regione rossa oppure nessuna zona rossa localizzata». —

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