Lutto
Chiudono i locali e scendono in piazza «Non sappiamo più come tirare avanti»
Titolari di bar, ristoranti e pub alla manifestazione a Roma «Pochi clienti, aiuti col contagocce: siamo esasperati»
Tommaso Silvi
pontedera. C’è chi non vede un euro da novembre e continua a tenere aperto il locale per pochissimi clienti. Con un crollo degli incassi dell’80%. C’è chi passa le giornate dietro al bancone del suo bar per una manciata di caffè. Rigorosamente da asporto. E poi ci sono dipendenti in cassa integrazione. Con un mare di dubbi sul futuro. Perché sopravvivere è sempre più difficile. Sono partiti all’alba di ieri.
Una ventina di titolari di attività. Da Pontedera a Roma. Per protestare nei confronti di uno Stato che – dicono – li ha praticamente dimenticati. «In un anno ho ricevuto poco più di 4mila euro di sostegni. Zero negli ultimi quattro mesi. La situazione è davvero critica, il lavoro è calato quasi dell’80%». Alberto Carlini è il titolare della tavola calda Ciao Ciao, in via Roma. Ieri, alla porta d’ingresso del suo locale, prima di partire per Roma, ha affisso il cartello “Chiuso per manifestazione”. «La nostra è un’attività di famiglia, abbiamo aperto nel 1989. In trentadue anni questo è il momento più buio in assoluto. Abbiamo una lavoratrice a casa in cassa integrazione, e i nostri risparmi sono finiti per coprire le spese degli ultimi mesi. Non sappiamo più come fare per andare avanti».
Chiuso per manifestazione anche il bar L’Angolo, di Manuel Gasperini. E poi il pub il Bulldog’s Pub di corso Principe Amedeo. Tante saracinesche abbassate in città. Di piccoli imprenditori stanchi e scoraggiati. «Chiediamo solo di lavorare, non vogliamo di più. Abbiamo adeguato gli spazi per rispettare le norme anti-virus, ma non è servito. Stiamo aperti a singhiozzo, un giorno sì e l’altro no. Così – continua Carlini – non arriviamo davvero alla fine del mese».
A Roma, ieri, c’erano anche i fratelli Massimo e Marco Bartaloni, titolari della palestra InFit, nella zona industriale La Bianca. Insieme a loro anche Raffaele Saviano, proprietario della pizzeria Rewind, in via Verdi, segretario nazionale dell’Associazione Partita Iva sul Territorio. Commercianti, ristoratori, ma non solo. Da Pontedera hanno partecipato alla manifestazione nella capitale anche alcuni cittadini. Gente che, con lo scoppio della pandemia, ha visto svanire il lavoro e i sacrifici di una vita.
Tutti denunciano uno scarso sostegno da parte delle istituzioni, regole poco chiare ed esageratamente stringenti per chi ha un’attività e vorrebbe lavorare col pubblico, pur nel rispetto delle restrizioni anti-contagio. In una diretta su Facebook, Saviano ha voluto precisare che «Apit Italia si dissocia da ogni forma di protesta violenta. Sono modi di farsi sentire che non vanno nella direzione che vogliamo seguire, quella di raccontare le nostre difficoltà alla classe politica e stimolarla a prendere provvedimenti nel minor tempo possibile. Vogliamo tornare ad accogliere i clienti – conclude Saviano – e a svolgere al meglio la nostra professione. Siamo disperati, lo Stato deve ascoltarci e darci una mano. Non ne possiamo più. Scendere in piazza è l’unico modo per non far spegnere i riflettori sulla drammatica situazione che stiamo vivendo». —
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