Il Tirreno

Pontedera

il caso della scuola di crespina 

Niente pace dopo il presidio «Confronto o ricorso al Tar»

Francesco Turchi
Niente pace dopo il presidio «Confronto o ricorso al Tar»

Stop agli iscritti provenienti da altri Comuni, sit in di genitori e bambini Ma il sindaco rilancia: «Invertire la tendenza o impugneremo gli atti dell’istituto»

4 MINUTI DI LETTURA





crespina lorenzana. «La scuola è di tutti». I genitori “ribelli” l’hanno scritto a caratteri cubitali sugli striscioni affissi davanti alla nuova “Cozzi” inaugurata a gennaio. Ce l’hanno con il sindaco Thomas D’Addona, che con il nuovo piano di utilizzo degli edifici scolastici prova a limitare il numero degli alunni provenienti da altri Comuni, dopo che – alla chiusura delle iscrizioni – delle 61 domande presentate, 16 erano di ragazzi che non risiedono nel territorio di Crespina Lorenzana. Una tendenza ormai storica, trainata dal percorso “Senza zaino”. Che però il Comune non è più disposto a supportare dal punto di vista economico per la copertura dei servizi (calcolati con un esborso annuo di circa 50mila euro in più). E così ha stabilito che il nuovo plesso ospiterà 2 sezioni, quando teoricamente ne potrebbe ospitare 3.

Questo il quadro che ha portato un gruppo di genitori a manifestare, ieri mattina, davanti alla scuola: «In questo modo il sindaco nega dei diritti a noi e ai nostri figli – sottolinea Dalila Spaccarelli – fornendo motivazioni economiche che potevano essere superate, magari provando a coinvolgere i sindaci degli altri comuni e anche la stessa Regione. Il risultato è che mentre tutte le scuole provano ad ampliare gli spazi – vista anche l’emergenza coronavirus – Crespina Lorenzana li riduce. Tutto questo sulla pelle dei ragazzi che già stanno soffrendo le conseguenze della pandemia». Non solo: «L’amministrazione si lamenta dei troppi iscritti provenienti da altri comuni, ma sono gli stessi che permettono la sopravvivenza di alcuni plessi nei paesi, come accade a Lorenzana e Santa Luce per esempio».

Tesi ribadite anche da una mamma, Michaela Memè, che ha scritto al sindaco: «Noi abbiamo scelto la comunità, l’inclusione, la fantasia, la possibilità di sognare, di crescere senza necessariamente dover essere incasellati. Abbiamo scelto il modello “senza zaino” per dare ai figli la possibilità di esprimersi al meglio. Lei e la sua giunta avete scelto l’esclusione e la chiusura: per voi il problema sono i numeri, i conti del Comune. Avete scelto che le logiche economiche hanno più importanza dei valori umani, senza alcun rispetto verso i bambini e le famiglie che non sono mai state convocate intorno a un tavolo».

Sulla vicenda interviene anche il gruppo consiliare di opposizione “Orizzonte Comune”: «Le nostre scuole fanno parte dell’Istituto Comprensivo Mariti, capofila nazionale della rete “Senza Zaino” che offre una scuola-comunità modello di accoglienza ed inclusione, e la politica, quella buona e responsabile, ne avrebbe dovuto tener conto come importante risorsa per lo sviluppo dei nostri territori, al di là dei rigidi confini comunali. Invece, la giunta è campionessa di decisioni di corto respiro che mirano solamente a salvaguardare gli interessi del proprio microcosmo. Dovremmo essere orgogliosi della scelta che fanno le famiglie di quei ragazzi “fuori comune”, cercando sinergie con le altre amministrazioni locali. Mettendoci tutti attorno ad un tavolo (comunità scolastica, amministrazioni interessate e direzione didattica) risolveremo senz’altro anche quei “problemi” economici che lamenta la giunta».

Dal canto suo, il sindaco D’Addona, prende atto di proteste e suggerimenti, ma non cambia posizione: «Mi dispiace per queste famiglie, ma il Comune di Crespina Lorenzana non può supportare la presenza del 25% di iscritti provenienti da altri territori. Perché questo, oltre alla lievitazione dei costi, ha portato negli anni anche a uno smantellamento di laboratori in vari plessi per far posto alle aule. Non è accettabile. In un comune di 5.400 abitanti, dove nascono in media 40 bambini all’anno, non ha senso prevedere 3 sezioni».

Insomma, indietro non si torna. Ma dal sindaco parte comunque un invito a collaborare rivolto ai genitori e all’istituto guidato dalla dirigente Laura Valenza: «La tendenza degli ultimi anni va invertita attraverso atti concreti. Se l’istituto e Provveditorato condividono questo percorso, allora ha senso avviare un confronto per capire come gestire la situazione, tenendo però ben presente quale deve essere l’obiettivo. Sto aspettando da tre settimane un appuntamento con il provveditore». In sostanza, qualche eccezione ci può stare, ma la percentuale degli iscritti da fuori Comune deve diminuire drasticamente: «In caso contrario, se l’istituto continuerà con questo tipo di politica, impugneremo gli atti di fronte al Tar». —

Francesco Turchi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze