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Dante riaccende il campanilismo, uno striscione contro il “suo” murale - Foto

Francesco Turchi
Dante riaccende il campanilismo, uno striscione contro il “suo” murale - Foto

Alighieri partecipò alla battaglia di Caprona contro i pisani: i versi della Divina Commedia dedicati all’episodio diventano un’opera 

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Vicopisano. C’è chi di Sommo vede soltanto il campanilismo. Che può essere in alcuni più forte della grandezza di Dante e della sua Divina Commedia. Complice una memoria di ferro che resiste nei secoli e vede in certe celebrazioni uno sfregio alla storia. E risponde, rigorosamente in rima, ai versi di Alighieri: “Calci e Caprona: Dante non rappresenta la zona”. Una scritta nerazzurra su fondo bianco, con le località marchiate di rosso, per esprimere il dissenso per quel murales che il Comune di Vicopisano ha deciso di far realizzare nell’ambito delle iniziative per i 700 anni dalla morte di Dante. Dove? A Caprona. Proprio nel paese dove c’è la torre, rifacimento ottocentesco della fortificazione degli Upezzinghi, citata nel XXI canto dell’Inferno (versi 94-96): “Così vid’io già temer li fanti / ch’uscivan patteggiati di Caprona / vegendo sé tra nemici cotanti”. Con queste parole Dante (riportate a caratteri cubitali sul murales in fase di realizzazione) rievoca il vittorioso assedio dei fiorentini nella battaglia del 1289 contro Vicopisano, una delle più importanti roccaforti pisane, alla quale prese parte lo stesso poeta, arruolato tra i 400 cavalieri al seguito di Nino Visconti.

Un’espressione ritenuta autobiografica dalla maggior parte dei critici e degli storici. Per raffigurare infatti il suo timore nel lasciare il riparo dove si era rifugiato per sfuggire alle minacce dei diavoli, Dante utilizza un ricordo. Che di fatto 732 anni dopo, qualcuno non gli ha perdonato e ha deciso di sottolinearlo con uno striscione, dopo che già nei giorni scorsi – prima dell’inizio dei lavori – sul muro era comparsa una scritta riferita a uno storico gruppo ultras del Pisa.

Insomma, non tutti condividono la scelta dell’amministrazione comunale vicarese (a proposito, resta il mistero dell’accostamento con Calci nello striscione). Il sindaco Matteo Ferrucci prende atto, ma tira dritto: «C’è stata una bella mobilitazione per portare avanti questo progetto che coniuga arte, poesia dantesca e memoria. Un artigiano locale, Franco Forino, ha restaurato il muro di contenimento dello Zambra che da tempo era deteriorato. L’azienda Caparol ha fornito il materiale e l’artista Daria Palotti, pittrice, scultrice, illustratrice locale ma di respiro ormai internazionale, sta realizzando il murale. Tra l’altro proprio in questi giorni mi ha raccontato che il suo lavoro viene seguito con grande partecipazione ed entusiasmo dalla comunità».

E pazienza se qualcuno proprio non condivide l’idea di rendere omaggio a quello che fu un nemico: «Sarebbe come decidere di non promuovere il nostro territorio anche attraverso la Rocca del Brunelleschi perché il celebre architetto era fiorentino... E poi Caprona è inserito nell’itinerario Dantesco di “Terre di Pisa”. Rispettiamo le idee di tutti ma non possiamo accettare le critiche su un’iniziativa del genere. E sono convinto che, anche in merito alla prima scritta comparsa sul muro prima della realizzazione del murales, i tifosi del Pisa non c’entrino niente: sono molto più impegnati in progetti di solidarietà – e proprio nelle prossime ore ne sarà concluso uno importante che ci ha visto collaborare – che a perdere tempo con queste polemiche».

Una posizione, quella di Ferrucci, in linea con il pensiero di Giovanni Ranieri Fascetti, presidente del gruppo culturale Ippolito Rosellini, curatore del complesso della Rocca di Vicopisano fortificata da Brunelleschi e discendente della famiglia Sismondi: «Io sono erede di una grande tradizione di “pisanità” che in pochi possono vantare. Noi siamo quelli che abbiamo arrestato il conte Ugolino e l’abbiamo sbattuto nella torre della Muda», dove morì di fame insieme a figli e nipoti (anche questo episodio è citato nella Divina Commedia). «Dante? Era un nemico del progresso e della libertà di pensiero laico». Ma tutto questo non è una giustificazione per chi ha realizzato e affisso il messaggio anti-murales. Anzi: «Alighieri non va buttato nel cestino: semmai è il “Sommo nemico”. In quello striscione ci vedo soltanto il tentativo di imporre il rancore, di affermare un odio di stampo sovranista di chi ci vuole divisi nei propri confini, che non vuole progredire, quando invece le guerre hanno consumato l’Italia e l’hanno resa schiava degli stranieri». L’omaggio a Dante è semplicemente «l’unico modo possibile per valorizzare Caprona – conclude Fascetti – per raccontare che lì c’era un forte-castello della Repubblica Pisana, teatro di una battaglia alla quale ha partecipato anche Dante», che l’ha resa celebre. –

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di Redazione web