Sicurezza
La meraviglia continua dell’anfiteatro romano
La direttrice Elena Sorge: è come un’opera di Escher, troviamo scale e cunicoli e non sappiamo dove ci portino
Volterra. Lo chiamano l’anfiteatro che non c’era perché nessuna fonte antica né le storie tramandate per generazioni serbano traccia. Di esso, in pratica, solo la terra ha memoria e piano piano, da cinque anni, ne cede a pezzi il suo sorprendente racconto agli archeologi pisani che qui scavano dall’estate del 2015.
Quella dell’anfiteatro romano di Volterra è, dopo le navi di San Rossore, rinvenute nel 1999 durante gli scavi per l’ampliamento di un tratto di ferrovia, la più clamorosa scoperta archeologica avvenuta negli anni recenti nel territorio pisano.
«Nessuno si aspettava di trovare un monumento del genere», ribadisce Elena Sorge, funzionario archeologo della Soprintendenza di Pisa e direttrice di uno scavo che ora procede per campagne sistematiche ma che era nato, nel 2015, da una semplice – e poco appassionante – sorveglianza a un cantiere di bonifica nell’ambito della legge sull’archeologia preventiva. Un muro con andamento curvilineo venuto fuori nell’agosto 2015 durante uno scavo di bonifica in un’area agricola vicino alla necropoli etrusca e a Porta Diana, uno degli accessi alla città medievale, è la spia di una scoperta inaspettata e che da cinque anni prosegue con sempre nuove sorprese. «Sembra d’essere in un’opera di Escher – commenta la direttrice Elena Sorge –; troviamo scale, cunicoli, gallerie e corridoi che non sappiamo mai dove ci portino». Come il sistema di ambulacri sotterranei, in perfetto stato di conservazione, custoditi sinora nel cuore della collina, che gli spettatori provenienti dalla città utilizzavano per prendere posto nei vari settori delle gradinate. Oppure, scoperta ancora più recente, «il corridoio voltato che circondava l’arena con una serie di accessi funzionali per addetti ai lavori e inservienti – spiega Sorge –, e anche per le belve che venivano condotte allo spazio per i giochi. Nella settimana di novembre, prima di chiudere la campagna di scavo 2020, abbiamo rimesso in luce una poderosa struttura sotterranea, di funzione incerta, che si sviluppa sotto l’ingresso monumentale». Allo scavo diretto da Elena Sorge collaborano professionisti, tecnici del Cnr, studiosi dell’Università degli Studi di Firenze e di Pisa e della Detroit Foundation.
Come Il Tirreno ha scritto nei giorni scorsi, presto saranno disponibili circa 600mila euro per proseguire gli scavi in questa eccezionale meraviglia di Volterra, che sta attirando sempre più interesse anche a livello internazionale. —
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