Il Tirreno

Pontedera

Ex Pinzani (Granarolo), in nove rischiano il posto

Danilo Renzullo VOLTERRA.
Ex Pinzani (Granarolo), in nove rischiano il posto

Caseificio in crisi per la sovrapproduzione di pecorino 

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La mancata risposta dei mercati a quelli che sono prodotti apprezzati dai buongustai di tutto il mondo ha alimentato la sussistenza dei magazzini, ma rischia di annullare il futuro lavorativo di una decina di addetti. Il gruppo Granarolo ha presentato una richiesta di riduzione del personale dell'ex caseificio Pinzani, lo stabilimento di Montemiccioli che da oltre mezzo secolo produce pecorini di alta qualità ottenuti con l'utilizzo di solo latte crudo e secondo la tradizione.

Una sovrapproduzione di quelli che sono prodotti apprezzati anche all’estero, ma che non ha trovato risposte positive sui mercati nazionali e non, ha spinto la società bolognese che dal 2014 controlla la storica azienda volterrana a comunicare alle organizzazioni sindacali la necessità di arrivare ad un quasi dimezzamento del personale impiegato, passando dagli attuali 19 addetti ai futuri 10, e aprendo una procedura di esubero per nove lavoratori. A pesare sull'andamento dello stabilimento anche l'impossibilità, causa Covid, di concretizzare il progetto di aperture e di percorsi degustativi interni dedicati ai visitatori. Un piano legato soprattutto ai flussi turistici, azzerati dalla pandemia. La società ha proposto incentivi all'esodo, accompagnamento alla pensione, l'applicazione della cassa integrazione e la ricollocazione di almeno quattro lavoratori in altri caseifici della provincia per gestire gli esuberi ed evitare i licenziamenti. Una possibile crisi che i rappresentanti dei lavoratori chiedono di gestire anche con il coinvolgimento delle istituzioni. La richiesta di dimezzamento del personale è già arrivata sulla scrivania del sindaco Giacomo Santi, che ha fatto il punto della situazione in due incontri con le organizzazioni sindacali. La Regione ha inoltre attivato un tavolo di crisi.

«Siamo in una fase interlocutoria e ancora in attesa di incontrare l'azienda – sottolinea il primo cittadino di Volterra –. Seguiamo con attenzione quella che è una preoccupante situazione cercando di trovare una soluzione». Salvaguardia dei livelli occupazionali e della filiera relativa alla produzione della Dop di Volterra l'obiettivo dei sindacati, anche in vista della possibile messa in vendita dello stabile (di proprietà di un'altra società), già finito sul mercato alcuni anni fa attraverso un’asta giudiziaria conseguente ad un concordato preventivo presentato da Pinzani nel 2014, quando Granarolo intervenne per salvare una produzione di nicchia, quella dei pecorini a latte crudo, nonostante la sua specializzazione in formaggi, burro, latte, panna e yogurt che alimentano la maggior parte del business della società bolognese.

«È necessario – è la richiesta della Fai-Cisl – avviare un percorso volto a salvaguardare i lavoratori e i livelli occupazionali e tutta la filiera relativa sia alla Dop di Volterra che del latte da allevamento ovino». Lo stabilimento è infatti anche il punto di approdo del lavoro di decine di pastori, che si affidano a Granarolo per la vendita del loro latte. —© RIPRODUZIONE RISERVATA

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