Proteste
Condannati a risarcire i Comuni per i soldi incassati e mai versati
calcinaia. Incassavano i tributi per conto dei Comuni, ma poi non li riversavano nelle casse municipali.
Nello scandalo nazionale della società Aipa Spa di Milano, travolta da un crac milionario, sono finiti nel ruolo di danneggiati anche i Comuni di Calcinaia e Vecchiano.
Al centro della vicenda l’Agenzia italiana per pubbliche amministrazioni, ai tempi la più grande società privata di riscossione che, con l’autorizzazione ministeriale, incassava da circa 800 enti locali, tra città e cittadine, soprattutto tributi locali come la tassa sui rifiuti o sulle affissioni pubblicitarie.
L’ex titolare di Aipa Daniele Santucci, 72 anni e la sorella Maria Grazia Badiali, 65 anni, entrambi di Varese, sono stati condannati a risarcire il Comune di Calcinaia per 7.199 euro e quello di Vecchiano per 3.387. Spiccioli in confronto a quello che hanno accumulato negli anni a livello di mancati versamenti di soldi dei cittadini pagati alla concessionaria dei tributi locali.
Santucci è stato condannato per peculato a 3 anni e 4 mesi con rito abbreviato. Ha ammesso ogni addebito spiegando anche di aver manomesso il sistema informatico della società per creare le provviste in nero poi dirottate su due banche. Soldi della società fatti sparire dalla contabilità ordinaria e riapparsi in un magheggio di corto respiro su conti correnti personali sui quali avevano la disponibilità ad operare Santucci e la sorella.
La Guardia di finanza ha svolto «una puntuale ricostruzione dei fatti qui all’esame, con l’evidenziazione, tra l’altro, della sussistenza di due conti correnti (Unipol Banca, filiale n. 77 di Varese e “Barclays Bank” di Milano), formalmente intestati alla società Aipa in realtà del tutto estranei alla contabilità aziendale, sui quali affluivano solo le somme riscosse a titolo di imposta comunale sulla pubblicità per conto dei Comuni e sui quali operava, per finalità esclusivamente egoistiche e personali, il Santucci, talvolta per il tramite della di lui sorella Maria Grazia».
Per mesi, in qualche caso anche per anni, i cittadini hanno pagato i tributi comunali come Tosap, tassa sulle affissioni e sulla pubblicità. A raccogliere i versamenti era un colosso della riscossione privata, Aipa Spa di Milano, che aveva 600 dipendenti e contratti di concessione con più di 800 Comuni, da Savogna d’Isonzo (Gorizia, al confine con la Slovenia) a Lampedusa. Periodicamente le somme, al netto di un aggio, venivano riversate nelle casse dei Comuni.
O almeno così doveva avvenire, perché nei fatti la società avrebbe trattenuto qualcosa come 25 milioni di euro, finiti nelle tasche degli amministratori, sperperati in consulenze fittizie, prestiti mai restituiti o addirittura in improbabili investimenti all’estero come due ranch in Botswana e in Wyoming. Finché Aipa non è stata dichiarata insolvente dando il via alla slavina giudiziaria. —
P.B.
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