Il Tirreno

Pontedera

I retroscena dell’operazione “Drugs Bell” 

Ordinavano la droga come cioccolata o caffè da asporto

S. C.
Ordinavano la droga come cioccolata o caffè da asporto

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SANTA CROCE. Il centro principale dello spaccio della droga (che al telefono chiamavano anche cioccolato, soprattutto l’hashish o la ordinavano come “caffè da portare via”) era piazza Fratelli Cervi e in via Ho Chi Min a Santa Croce sull’Arno. Da qui sono partite le indagini dei carabinieri che hanno documentato la cessione di almeno tremila dosi di cocaina in tre anni, in seguito a un controllo in cui era saltata fuori una pistola rubata a Lucca.

Sotto la lente di ingrandimento un gruppo di albanesi della famiglia Meja che da tempo gravita su Santa Croce sull’Arno e ha in gestione (o finanziava con i proventi dell’attività illecita, stando alle accuse) due bar, finanziati con le presunte attività illecite. «Dobbiamo fare soldi» da reinvestire nell’attività illecita.

Gli indagati

Tredici le persone indagate, quattro arrestate in flagranza nel corso del tempo. Le misure di custodia cautelare in carcere sono state eseguite, alla fine dell’operazione chiamata “Drugs Bell” (dal suono di un campanello che compare spesso nelle indagini) nei confronti di Bledar Mesja, 33 anni, domiciliato a Santa Croce in via Ho Chi Min, Arben Ahmeti, 28 anni (già agli arresti domiciliari) anche lui domiciliato a Santa Croce, e Orgest GjergJi, 30 anni, residente a La Scala di San Miniato. Per altri due indagati, sempre della famiglia Mesja, il tribunale di Pisa, valutate le richieste della Procura, ha disposto la misura del divieto di dimora nella provincia di Pisa. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati oltre a circa 50mila ero, anche una pistola e munizioni.

Interrogatori

I tre arrestati (due si sono resi irreperibili prima dell’esecuzione dell’ordinanza) si trovano in carcere al Don Bosco e nei giorni scorsi nel corso dell’interrogatorio di garanzia (sono difesi dagli avvocati Tiziana Mannocci e Marco Meoli) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande del Gip, Giuseppe Laghezza. Altri due indagati, trovati, nella prima fase delle indagini, nella disponibilità di cinquanta mila euro chiusi in due sacchetti di plastica si sono resi irreperibili.

Spaccio a domicilio

Il gruppo di spacciatori, stando alle indagini e ai particolari emersi dalle intercettazioni, consegnava la cocaina e hashish (perfino a domicilio. Risultano consegne avvenute anche nei pressi di bar del comprensorio, sia a Santa Croce che a Castelfranco, o nei parcheggi dei supermercati. Risultano anche viaggi a Milano e Perugia per recupero crediti. Droga che gli stessi acquirenti, a seconda che fosse cocaina o hashish, chiamavano in vario modo. «Due cioccolato e una bianca».

I prezzi

Il prezzo chiesto per una dose da 0,5 grammi era di circa 35 euro per i clienti abituali e in alcune occasioni risulta ceduta anche a 50 euro. Quando gli acquirenti non pagavano era Bledar a gestire il recupero crediti oltre che l’attività di spaccio. Tra gli acquirenti c’è anche chi ha barattato un giubbotto griffato con le dosi di cocaina. –

S. C.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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