Toscana
«Occorre riportare il lavoro al centro delle politiche»
CASCINA. Quasi un anno di chiusura forzata dei circoli, con i ristori arrivati solo da dicembre dello scorso anno. Una situazione sociale "a rischio necrosi". E obiettivi chiari per l'immediato futuro, come la battaglia per lo Ius Soli. Ne abbiamo parlato con Emiliano Manfredonia, neopresidente nazionale delle Acli, le associazioni cristiane dei lavoratori italiani, intervistato da LaPresse. Nato a Pisa nel 1975, Manfredonia, dopo essere stato presidente delle Acli pisane dal 2007 al 2012 e aver ricoperto il ruolo di vicepresidente vicario per l'associazione dal 2016, nel febbraio 2021 è stato eletto nuovo presidente nazionale delle Acli. «Il circolo - dice - è sempre stata una casa dove dar vita ed anima al tempo dell'impegno e dello svago, del confronto e del divertimento. La pandemia - spiega Manfredonia - sta sgretolando questa componente fondamentale dell'essere umano, in moltissimi ambiti, partendo da quello famigliare, passando per la scuola e il lavoro, solo per citare le azioni quotidiane che scandiscono la vita di un cittadino. La necessità quotidiana della socialità è legata anche a queste forme d'incontro. Senza relazioni e solidarietà umana non vive nulla e, come nel corpo umano, il corpo sociale in alcune sue parti rischia di entrare in una sorta di necrosi».
Per questo il lockdown imposto ai circoli è stato particolarmente duro. Particolarmente sentito, per il circolo Acli, i divieti di somministrazione. «Abbiamo dovuto subire la discriminazione per i nostri circoli con mescita che hanno dovuto chiudere. Siamo riusciti a sanare questa discriminazione, con un emendamento che abbiamo chiesto di inserire nella legge 29 del 12 marzo». Ma c’è una nuova andata. «Purtroppo non c'è stato il tempo di riaprire queste attività perché i nuovi decreti hanno stabilito che tutta l'Italia è in zona rossa o arancione ma, appena la situazione migliorerà, nelle regioni che torneranno in zona gialla, i circoli potranno riaprire la mescita e tornare a respirare».L'altro grande tema è stato quello dei ristori, assenti nei primi mesi di pandemia. «Come Acli - dice Manfredonia - abbiamo presentato, insieme alle altre associazioni presenti nel Forum del Terzo settore, degli emendamenti al decreto Sostegni, alcuni dei quali sono stati accolti e inseriti nel testo definitivo. Il più importante riguarda l'aumento del Fondo per gli enti del Terzo settore che è arrivato a 170 milioni e rappresenta una boccata d'ossigeno, anche se la richiesta era di 300 milioni per ristorare più di 120 mila enti non commerciali che da quando è iniziata la pandemia non hanno ricevuto nulla ma hanno dato tanto». Il neopresidente Acli non guarda solo alla pandemia. «Per le Acli - spiega - immagino un'associazione che torni per le strade e riesca a parlare ai nostri giovani, si faccia interprete dei bisogni degli ultimi, degli emarginati e riesca ad essere vero collante per ogni comunità. È tempo che il lavoro ritorni al centro delle politiche, dello studio e delle proposte delle Acli». Accanto al lavoro buono serve un welfare più giusto: i congedi parentali covid al 50% non bastano, servono misure che aiutino davvero le famiglie e soprattutto le donne che stanno pagando il prezzo più caro di questa crisi. E poi ci batteremo per lo Ius Soli - conclude - una nostra proposta decennale che oggi, in un'ottica di coesione sociale, porterebbe vantaggi per tutti». —
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