Gioco
Ciro dal cuore grande fa piangere il Lotti di Pontedera, ora la radiologia porta il suo nome
Il reparto intitolato al tecnico di 59 anni ucciso dal Covid. I colleghi: "Un esempio, sempre al servizio della collettività"
PONTEDERA. «L’ho conosciuto 33 anni fa. Eravamo entrambi alle prime armi, ma già innamorati del nostro lavoro. In poco tempo abbiamo stretto un forte legame di amicizia, che è andato oltre la professione. Ciro era un compagno di battaglia, sempre determinato ad aiutare tutti. Sentiva il dovere di risolvere i problemi della gente». Sabino Cozza è il direttore del reparto di radiologia dell’ospedale Lotti di Pontedera. Il suo discorso si interrompe e le lacrime gli attraversano il volto.
È un giorno di festa, ma allo stesso tempo un momento triste. Perché quella targa racconta una tragedia. Ciro Rossi era un tecnico di radiologia. Ed è morto a 59 anni all’inizio di dicembre, strappato alla vita dal Covid. Come tante, troppe altre persone. Mercoledì 24 marzo la Asl Toscana Nord Ovest ha deciso di lasciare una traccia indelebile di Ciro. «Questo era il suo reparto, e d’ora in avanti porterà il suo nome. Dedicargli la parte dell’ospedale in cui ha prestato servizio per anni – dice ancora il dottor Cozza – è il minimo che potessimo fare».
Le restrizioni anti-contagio obbligano a una cerimonia veloce, ma a ricordare Ciro ci sono medici, infermieri e personale dell’ospedale, oltre ai familiari, con la moglie Teresa che ringrazia tutti e si commuove. Amante della pittura e dell’arte, sempre pronto a dispensare consigli e rimboccarsi le maniche. Ciro Rossi aveva preso il suo lavoro come una missione. Da portare avanti con coraggio e dedizione ogni giorno. E pazienza se spesso la fatica a fine giornata era tantissima. «Dedicare il reparto di radiologia a Ciro Rossi – spiega Luca Nardi, direttore del Lotti – significa riconoscere il suo impegno verso l’azienda sanitaria e soprattutto nei confronti della collettività. Era un uomo buono e operoso, non si è mai tirato indietro al cospetto di qualsiasi tipo di impegno richiesto».
Rossi prima di contrarre il virus era in ottima forma. Nessuna patologia pregressa. A novembre aveva accusato i primi sintomi del maledetto mostro invisibile. Prima un lieve raffreddore, poi la febbre e un rapido peggioramento. Il tampone positivo, quindi il ricovero a Cisanello, dove gli era stata diagnosticata una grave forma di polmonite. Nei suoi ultimi giorni di vita si era negativizzato ed era stato trasferito dalla terapia intensiva per malati Covid a quella generale, diretta dal dottor Paolo Malacarne. Un ulteriore e inaspettato aggravamento è stato fatale. «Ho avuto la fortuna di conoscere Ciro Rossi, e proprio per questo posso dire che le parole con cui oggi lo ricordiamo – racconta Maria Letizia Casani, direttrice generale dell’azienda Asl Toscana Nord Ovest – non sono solamente dettate dalla circostanza, ma raccontano bene la persona che era e il contributo fondamentale che ha dato all’ospedale di Pontedera». Toccante il pensiero di Rossella Prosperi, consigliera comunale e collega di Ciro per 21 anni. «Sono sempre stata affascinata dal suo lato umano, dal trasporto che caratterizzava la sua vita, professionale e personale. Ciro aveva il cuore grande e un sorriso per tutti. Non l’ho mai visto arrabbiarsi, mai una parola fuori posto. È giusto che il reparto di radiologia porti il suo nome. Per tenerlo sempre vicino a noi».
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