Il Tirreno

Pontedera

le testimonianze 

Dopo le 20 il pediatra è lontano 40 chilometri

S.B.

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volterra. Un bimbo di 3 anni, ha diarrea e vomito. Va portato all’ospedale di Volterra, viene preso in cura ma poi gli tocca di andare a Pontedera. Questa è la storia di un servizio pediatrico notturno che non c’è. Questo è il racconto dell’ex sindaco Marco Buselli. «Mio figlio sta male. Ha diarrea e vomito. Sono costretto a portarlo al pronto soccorso di Volterra». I sanitari prendono in cura il piccolo. La prima cosa che gli fanno, come si è soliti fare in questi casi, è reidratarlo. Ma non basta. Il bambino potrebbe avere una ricaduta e avere di nuovo attacchi di diarrea e vomito. Allora gli operatori prendono una decisione: meglio tenere il bambino in osservazione per qualche ora, meglio vedere se dopo la reidratazione fila tutto liscio. Ma arrivano le 8 della sera. Come nel racconto di Cenerentola dove a mezzanotte la carrozza si trasforma in zucca, così alle 8 della sera il pediatra all’ospedale di Volterra non c’è più. «Finisce così che sono costretto a prendere mio figlio e a portarlo a più di quaranta chilometri di distanza in una strada tutta curve all’ospedale di Pontedera. Solo lì i bambini possono passare la notte in osservazione perché a Volterra il servizio di osservazione pediatrica la notte non c’è», racconta Buselli. C’è chi invece gli è andata meglio e ha evitato il viaggio a Pontedera. È il presidente di Sos Volterra Alberto Chiodi. La sua storia: «Anche mia figlia aveva il vomito. Le è cominciato alle 18.45. Il vomito è continuato fino a ridosso delle 8. Temevo di doverla portare a Pontedera. Ma mi è andata bene. Mia figlia si è rimessa in salute da sola». —

S.B.

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di Redazione web