Il Tirreno

Pontedera

mannucci racconta la battaglia insieme alla moglie 

Un libro sull’odissea Covid

S.C.

«Per ringraziare i medici e far ricredere i negazionisti»

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Il Covid è entrato come una tempesta nella vita di Rolando Mannucci, fotografo, e della moglie Vanda Zinni. Dopo settimane e lunghi giorni di sofferenza i coniugi di Uliveto Terme si stanno riappropriando della loro vita. Ma niente sarà come prima. Sia per ringraziare i medici e per testimoniare come la malattia è entrata in casa loro, Rolando ha scritto un racconto di come ha vissuto il Covid-19, nella terapia intensiva del Santa Chiara, a malattie infettive e infine nel centro per le cure intermedie a Bientina, ultimo passo per tornare a casa.

Un libro che è rivolto «a coloro che credono che Covid sia solo la malattia degli anziani – spiega Mannucci – Purtroppo è una malattia che divide».

La prudenza dei due coniugi non è stata sufficiente. Fin dalle prime avvisaglie della pandemia, marito e moglie, si sono auto reclusi, rinunciando ai viaggi con i loro amici in Andalusia e a Praga, dove si recano ogni anno. Mascherina, attenzione alle distanze, rispetto per gli altri. Insomma, tutto secondo quelle che sono le indicazioni dei protocolli anti coronavirus. «Mia moglie doveva effettuare alcune cure all’ospedale di Cisanello – racconta Mannucci nel libro – Un giorno qualcuno ha deciso che si dovesse entrare tutti dall’edificio 10 per raggiungere quello del nostro interesse, il 30. Subito dopo Vanda si è contagiata e il 23 dicembre è stata ricoverata». Questo l’antefatto e l’impressione che la donna possa avere incontrato il Covid proprio mentre andava a curarsi. Poi anche il marito è stato trovato positivo. All’inizio sembrava che la situazione potesse restare sotto controllo, i sintomi non erano così gravi. Ma era solo un’impressione. Poco dopo infatti le condizioni del fotografo si sono aggravate e per alcuni giorni, all’inizio dell’anno, è rimasto in condizioni molto gravi, tanto da temere per la sua vita. Ha conosciuto l’esperienza del casco e della terapia intensiva, riuscendo a riemergere dall’infermo, come lo definisce il fotografo. Al termine di questa “faticosissima” esperienza Mannucci ha deciso di ripercorrere i giorni della tempesta come testimonianza della pandemia. Un modo anche per ringraziare i suoi “angeli custodi”, medici e infermieri e tutto il personale dei reparti dove è stato ricoverato. Un grazie è per l’amica Tatiana Di Sacco e per chi gli è stato vicino moralmente. Il virus se n’è andato ma le sue conseguenze, ricorda Rolando, non sono finite. La malattia lascia deboli, cambia la prospettiva, la ricostruzione di una vita che possa sembrare come quella di prima è tutt’altro che semplice. —

S.C.

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di Redazione web