Gioco
«Aumenterà l’abusivismo»
Giuseppe Patti: «È un accanimento ingiustificato»
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Sono forse i commercianti che più di tutti hanno dovuto investire. Quelli che hanno speso per rispettare le regole di sicurezza e di igiene, pur di continuare a lavorare, e che adesso si ritrovano di nuovo costretti a chiudere i battenti. Sono parrucchieri, barbieri ed estetiste a pagare più di altri il conto della nuova zona rossa nel comprensorio.
«Un accanimento ingiustificato» lo definisce Giuseppe Patti del noto salone Effetti Capelli di Santa Croce sull’Arno, sottolineando come proprio parrucchieri ed estetiste siano «le categorie – dice – che più si sono impegnate per rispettare le regole di sicurezza».
A far storcere il naso è soprattutto la chiusura generalizzata per Comuni, «mentre a 7 chilometri da qui, magari – afferma Patti – c’è un salone che non rispetta le regole ma che può continuare a lavorare. Invece di generalizzare sarebbe stato più opportuno fare controlli puntuali, prevedendo sanzioni e chiusure per chi non rispetta le regole». Del resto, già un anno fa, parrucchieri e centri estetici erano stati costretti a chiudere per 70 giorni consecutivi, ricevendo il via libera alla riapertura dall’allora governatore Rossi solo un giorno e mezzo prima. «Se in quei 70 giorni non avevi giocato d’anticipo avresti perso un’altra settimana per organizzarti – riprende Patti – a dimostrazione di quanto la nostra categoria non è tutelata. Io come molti miei colleghi, invece, nel primo lockdown ho speso e continuo a spendere per igienizzanti, sterilizzatori e tutto il materiale monouso che utilizziamo per tutelare la nostra salute e quella dei clienti. Per contro ho ricevuto da inizio pandemia solo 1.200 euro di ristori, senza dimenticare che anche in zona gialla abbiamo lavorato al massimo all’80%, un po’ per la paura del virus e un po’ perché tanta gente è in cassa integrazione ed ha altre priorità, senza dimenticare che non potendo uscire di casa certe spese sono diventate superflue».
Alla fine, secondo Patti, la nuova zona rossa tornerà ad alimentare l’abusivismo, «come accaduto nel primo lockdown – dice – quando alcuni colleghi andavano a fare servizio nelle case, con tutte le conseguenza di sicurezza che questo comporta». —
G.P.
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