Toscana
Diocesi, Colle “chiama” Volterra e propone un ritorno al passato
L’accorpamento permetterebbe di superare i 100mila abitanti: la nuova realtà sarebbe autonoma
Paolo Falconi
volterra. Quello che dovrebbe arrivare da chi della diocesi di Volterra fa parte, giunge invece da fuori. Da chi vorrebbe tornare a far parte di questa gloriosa e prestigiosa giurisdizione ecclesiastica che corre invece il rischio di essere cancellata se prende forma il pensiero, che sembra galoppante, nei palazzi della Santa Sede. Il tutto potrebbe concretizzarsi con il pensionamento, ai primi di settembre prossimo, dell’attuale vescovo di Volterra dal 29 giugno 2007, Alberto Silvani, al compimento del suo 75° anno, compleanno di cui le norme di diritto canonico indicano come limite di “pensione”.
La preoccupazione non soltanto sul colle etrusco ma anche nelle varie parrocchie- 88 per l’esattezza, a cavallo lo ricordiamo fra cinque province: Pisa, Siena, Firenze, Livorno e Grosseto - è lampante, ma una forte presa di posizione tarda ad arrivare, forse in attesa degli eventi. Magari, allora, si potrebbe essa rivelare tardiva e priva di significati reali per mantenere in vita e attiva la diocesi che dette i natali a san Lino, primo papa dopo l’apostolo Pietro.
Invece dal Senese chiari e interessanti segnali giungono per tornare a far parte della diocesi di Volterra, come era nei secoli passati. Infatti, quando nel XVI secolo Colle Valdelsa fu eretta a sede diocesana, questa prese la maggior parte del suo territorio, incluso il capoluogo, a Volterra, mentre Poggibonsi fu addossata alla diocesi di Firenze. Nel 1986 la diocesi di Colle fu soppressa, ma il suo territorio non tornò alle origini, bensì seguì una logica provinciale. Ed è proprio dal circondario di Colle che giungono “strizzatine d’occhio” a Volterra.
Da Casole d’Elsa arriva una nota direttamente ai vescovi della Toscana, per evidenziare una questione antica ma pur sempre attuale. E Giuliano Stoppo, presidente della Pro loco di Casole d'Elsa, per esempio, ha avuto modo di rilevare che «come amante delle terre casolesi, e come presidente della Pro loco, dico che non è il massimo vedere il nostro territorio comunale diviso in due diocesi. È un confine invisibile, ma tale è».
Da qui la proposta di «avere Pievescola e Mensano nella stessa diocesi di Casole e Cavallano, e richiamandosi alla storia sarebbe importante vedere riunito il territorio comunale sotto la diocesi di Volterra. Che in fondo sarebbe soltanto un “ritorno a casa”, visto che queste terre prendono la propria forma primordiale ai tempi dell'etrusca Velathri».
Ripassa la storia e le tradizioni di Colle dell’intera Valdelsa anche la professoressa Alessandra Angeloni, che insegna Restauro all'Università di Firenze, e che ha lavorato a Gerusalemme, sulla questione della "collocazione pastorale in Valdelsa". La Angeloni si rifà al conferimento del titolo di città di Colle, con l'elezione a sede episcopale il 5 giugno 1592 da parte di papa Clemente VIII: «La Valdelsa, dal medioevo, è una Terra di città: nasce sotto l'etrusca Volterra e si sviluppa nell'asse tra Firenze e Siena, vedendo fiorire comunità autonome e forti. Così San Gimignano, che nel XIV secolo era un grande polo commerciale a livello europeo, tappa importante della Francigena, e così Colle nel XVI secolo, città di riferimento per tutta la Valdelsa».
E l’immediato salto all’attualità fa dire in modo chiaro e inequivocabile alla stessa professoressa Angeloni che «la frammentazione di oggi, sotto tre Chiese di Firenze, Volterra e Siena non ha senso: penso che sarebbe culturalmente e pastoralmente utile riunire la Valdelsa sotto un’unica diocesi, e l'ideale sarebbe proprio un ritorno alle origini. L’ipotesi di recuperare il territorio della ex diocesi di Colle, chiaramente distante dal sentimento senese, per valorizzarla mediante un ritorno alla diocesi di Volterra, sarebbe gradito a molti e auspicabile».
E quasi conia anche il nuovo nome della nuova giurisdizione ecclesiastica: «Una nuova diocesi di Volterra e Colle sarebbe bilanciata, e maggiormente organica, vicino al sentire storico, ma soprattutto al sentire cittadino di questa gente». Già lo disse il vescovo Silvani al cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana, a settembre: «Volterra non può essere modificata, se non per tornare nella sua forma originaria».
Non si tratta di accorpamenti tra Valdelsa e Volterra, o tra Colle e Volterra, bensì di un ripristino dell'antica diocesi di Volterra. Quella di Colle, soppressa nel 1985, fu smembrata proprio dal territorio di Volterra e oggi conserva il titolo nell'arcidiocesi di Siena-Colle-Montalcino. Se tornasse nell'orbita originaria, tornerebbe a essere Volterra-Colle e non Colle-Volterra. La città etrusca avrebbe così i numeri richiesti (100mila residenti), la Valdelsa avrebbe maggiore considerazione e lustro. E allo stesso tempo Siena maggiore libertà di azione. La diocesi di Volterra, lo ricordiamo, attualmente comprende sei zone (o sesti): Volterra, Valdelsa, Valdera, Alta Valdicecina, Bassa Valdicecina e zona Boracifera, dell'estensione complessiva di 1.743 km quadrati e di 89.241 battezzati su 94.098 abitanti nel 2017.—
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
