La protesta
Una lotta di quasi mezz’ora contro il maxi temolo russo
Impresa di Filippo Bartalotta che ai laghi “Malvaldo 2.0” ha pescato un esemplare da 50 chili. Il protagonista: «Meno male che eravamo in tre, altrimenti non ce l’avrei mai fatta»
SANTA MARIA A MONTE. Venticinque minuti di lotta, con tanti appassionati a seguire tutto da vicino col fiato sospeso. «E menomale eravamo in tre, altrimenti non ce l’avremmo fatta a tirarlo su». A parlare è Filippo Bartolotta, 30 anni, di Pontedera, che si è tolto la soddisfazione di pescare un temolo russo. Una bestia da 50 chili che, nei paesi dell’est Europa, è addirittura un piatto prelibato.
La maxi cattura è avvenuta ai laghi “Malvaldo 2. 0”, che si trovano a Cascina, in uno dei cinque specchi d’acqua presenti all’interno del centro sportivo.
«È il più grande pesce in assoluto che abbia mai preso, e pesco da quando ho 4 anni. Non credevo nemmeno io a cosa stava accadendo, è stato incredibile», racconta ancora Filippo.
Chissà che atmosfera si è creata in quegli interminabili 25 minuti di lotta contro “la bestia”, tra silenzio di tensione dei presenti e l’immane sforzo del pescatore.
L’esemplare pescato dal 30enne pontederese è il più grande presente ai laghi Malvaldo. «Il titolare mi ha confermato che ho pescato il pesce più grosso dei cinque laghi, e questo – dice ancora Filippo – mi ha reso ancora più felice».
Lo “strattone” alla canna ha annunciato che qualcosa di molto grande si stava muovendo sott’acqua, poi l’inizio del tira e molla per poter finalmente stringere tra le mani il temolo russo gigante.
«È molto difficile da catturare – spiega Bartolotta – perché si tratta di un animale che si nutre di plancton, e che quindi abbocca difficilmente».
Filippo ha subito capito che stava rischiando di tirare fuori dall’acqua qualcosa di anomalo: «Avevo la sensazione di lottare contro un motorino, non avevo mai sentito un peso del genere attaccato alla canna», racconta.
E allora ha chiesto l’aiuto del padre Salvatore e dell’amico di sempre Nino, che erano con lui a bordo lago. «Loro mi hanno prima supportato e consigliato, poi aiutato materialmente a prendere il pesce, da solo non ce l’avrei mai fatta. La cosa curiosa – va avanti il 30enne di Pontedera – è che col passare dei minuti sempre più persone si sono avvicinate a noi per seguire passo dopo passo il braccio di ferro col Temolo. Quando siamo riusciti a metterlo a terra – conclude Bartolotta – abbiamo sgranato gli occhi. Il tempo di una foto ricordo, e poi è tornato in acqua». —
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