Il Tirreno

Pontedera

Una lotta di quasi mezz’ora contro il maxi temolo russo

Tommaso Silvi
Una lotta di quasi mezz’ora contro il maxi temolo russo

Impresa di Filippo Bartalotta che ai laghi “Malvaldo 2.0” ha pescato un esemplare da 50 chili. Il protagonista: «Meno male che eravamo in tre, altrimenti non ce l’avrei mai fatta» 

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SANTA MARIA A MONTE. Venticinque minuti di lotta, con tanti appassionati a seguire tutto da vicino col fiato sospeso. «E menomale eravamo in tre, altrimenti non ce l’avremmo fatta a tirarlo su». A parlare è Filippo Bartolotta, 30 anni, di Pontedera, che si è tolto la soddisfazione di pescare un temolo russo. Una bestia da 50 chili che, nei paesi dell’est Europa, è addirittura un piatto prelibato.

La maxi cattura è avvenuta ai laghi “Malvaldo 2. 0”, che si trovano a Cascina, in uno dei cinque specchi d’acqua presenti all’interno del centro sportivo.

«È il più grande pesce in assoluto che abbia mai preso, e pesco da quando ho 4 anni. Non credevo nemmeno io a cosa stava accadendo, è stato incredibile», racconta ancora Filippo.

Chissà che atmosfera si è creata in quegli interminabili 25 minuti di lotta contro “la bestia”, tra silenzio di tensione dei presenti e l’immane sforzo del pescatore.

L’esemplare pescato dal 30enne pontederese è il più grande presente ai laghi Malvaldo. «Il titolare mi ha confermato che ho pescato il pesce più grosso dei cinque laghi, e questo – dice ancora Filippo – mi ha reso ancora più felice».

Lo “strattone” alla canna ha annunciato che qualcosa di molto grande si stava muovendo sott’acqua, poi l’inizio del tira e molla per poter finalmente stringere tra le mani il temolo russo gigante.

«È molto difficile da catturare – spiega Bartolotta – perché si tratta di un animale che si nutre di plancton, e che quindi abbocca difficilmente».

Filippo ha subito capito che stava rischiando di tirare fuori dall’acqua qualcosa di anomalo: «Avevo la sensazione di lottare contro un motorino, non avevo mai sentito un peso del genere attaccato alla canna», racconta.

E allora ha chiesto l’aiuto del padre Salvatore e dell’amico di sempre Nino, che erano con lui a bordo lago. «Loro mi hanno prima supportato e consigliato, poi aiutato materialmente a prendere il pesce, da solo non ce l’avrei mai fatta. La cosa curiosa – va avanti il 30enne di Pontedera – è che col passare dei minuti sempre più persone si sono avvicinate a noi per seguire passo dopo passo il braccio di ferro col Temolo. Quando siamo riusciti a metterlo a terra – conclude Bartolotta – abbiamo sgranato gli occhi. Il tempo di una foto ricordo, e poi è tornato in acqua». —
 

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