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Il Covid si è portato via Gabbriello Bertini
A dicembre lo storico imprenditore fondatore della “Pallets Bertini” aveva perso il nipote Gianluca di 55 anni
SAN MINIATO. In quindici giorni il coronavirus si è portato via Gabbriello Bertini, 86 anni, storico imprenditore e fondatore nel lontano 1979 della “Pallets Bertini”, già consigliere comunale per due mandati e indiscusso protagonista della vita della Casa Culturale. A dicembre l’imprenditore aveva perso il nipote di 55 anni, Gianluca Bertini, assessore comunale, anche lui vittima delle conseguenze del Covid-19. Poi la malattia è tornata a infierire su questa famiglia. L’86enne aveva scoperto di essere positivo al coronavirus, come la moglie che è ancora ricoverata, intorno al 20 febbraio. Due giorni dopo era stato ricoverato all’ospedale di Careggi. «Cominciavamo a pensare al suo ritorno a casa – conferma uno dei due figli, Massimiliano – i medici gli avevano alleggerito il trattamento con l’ossigeno, reagiva alle cure». Invece nella notte tra sabato e domenica dopo un malore è morto lasciando nel dolore tutta la comunità. «Un dolore difficile da spiegare – aggiunge il figlio – tutti noi siamo in quarantena, non possiamo andare nemmeno al suo funerale e questo rende tutto ancora più difficile»
«Tantissimi sono i segni e testimonianze che ci ha lasciato. Gabriello è stato anche consigliere comunale per due mandati, nel secondo mandato di Alfonso Lippi e nel primo di Angelo Frosini, facendo parte del gruppo del Pds e dopo dei Ds» lo ricorda il sindaco, Simone Giglioli. Un uomo impegnato su tanti fronti: «Il Consorzio Artigiani di San Miniato basso, a cui si deve la costruzione della zona artigianale». E poi l’impegno con la Casa Culturale che Bertini è riuscito a fare crescere fino a farla diventare uno dei più importanti luoghi di aggregazione e sociali della provincia. «Il rammarico è che non ha visto concludersi l’immobile adiacente alla Casa Culturale, questo restava un cruccio che si è portato dietro per tanto tempo» aggiunge il sindaco. Bertini era un instancabile lavoratore: «Aveva costruito una azienda solida, che era rimasta tale anche dopo le separazioni familiari e dopo l’incendio del capannone del 2000. Non si era arreso, anzi erano nuove sfide, per le quali era sempre pronto» conclude Giglioli, rivolgendo un pensiero alla famiglia, alla moglie Liliana, ai figli Massimiliano, Giacomo, ai nipoti, al fratello Dario. La Cna ricorda Bertini come «imprenditore e soprattutto una persona straordinaria per il suo impegno nel lavoro e nel sociale, per la sua famiglia, per la sua comunità». Un autorevole punto di riferimento per la Cna della zona del Cuoio. È stato tra i fondatori del Consorzio Artigiani che realizzò i primi capannoni a San Miniato negli anni ‘80. «Era una persona solare, ti accoglieva con quel suo sorriso largo, con gli occhi spalancati, attenti a qualunque dettaglio, gentili e curiosi» aggiunge la Cna. Per tutti era l’emblema di un mondo e di uno stile di vita, sobrio e tenace, abituato ad accontentarsi di poco e a rimboccarsi sempre le maniche. «Insieme abbiamo percorso un lungo tratto della vita, da quando eravamo camionisti e tu trasportavi la paglia, io la ghiaia. Poi negli anni ‘70 abbiamo iniziato a costruire le nostre abitazioni in via Dei Prati, separate solo da un muro di confine» lo ricorda Mario Rossi, per tutti Maglietta. I ricordi di chi lo ha conosciuto sono tanti. «L’ultimo ricordo sicuramente per me indelebile, è quella tua voce flebile, ma ancora confortevole che ho sentito la scorsa settimana dal letto dell’ospedale in cui eri ricoverato. Ciao Gabriello», è il saluto dell’amico Rossi. —
Sabrina Chiellini
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