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L'appello della vittima di uno stalker: "Che l'8 marzo sia un giorno di riflessione per tutti"
Il messaggio di una donna che per anni ha avuto a che fare con un uomo che non le ha risparmiato umiliazioni e atti persecutori
Peccioli. Per anni ha avuto a che fare con un uomo che non le ha risparmiato umiliazioni e atti persecutori. Alla fine Giuseppe Dell’Agnello, pensionato di Peccioli, è stato riconosciuto colpevole del reato di atti persecutori, dal tribunale ed è finito in carcere. Di fatto, per la legge è uno stalker. Tuttavia le primi condanne non erano riuscite a fermarlo. Sui social network ha continuato per anni a offendere la sua ex (che lo ha denunciato) e chi si è occupato delle indagini, dai carabinieri, fino ai magistrati e ai cronisti. Sostiene che la donna con la quale ha avuto una breve relazione ha creato un caso solo per screditarlo. Invece lei con pazienza e grande forza d’animo è riuscita a dimostrare che i suoi racconti erano veri. Oggi, nel giorno della festa delle donne, ha sentito l’esigenza di scrivere questo messaggio. «Un bisogno che scaturisce molto dalla mia esperienza personale che nella sua drammaticità, mi ha consentito di sviluppare una diversa sensibilità rispetto al tema della violenza sulle donne. Ho imparato a leggere con occhi diversi e più attenti, i comportamenti della gente, avendo vissuto sulla mia pelle il peso del pregiudizio attraverso sguardi, atteggiamenti, parole, silenzi assordanti e un’omertà che fa paura» inizia così la testimonianza della donna. «L’8 marzo non è la “festa della donna”, ma la “giornata internazionale dei diritti della donna”. La differenza che passa tra le due definizioni, non è formale ma di sostanza. Oggi più che un giorno di festa, è un giorno di riflessione per tutti, donne, uomini, ragazze, ragazzi».
Se è vero che molti passi avanti sono stati fatti e molti diritti sono stati conquistati, «molti altri devono ancora trovare il giusto riconoscimento, compreso quei diritti che sembravano ormai consolidati ed acquisiti e che invece, vengono ciclicamente rimessi in discussione. La legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, ne è un esempio tipico».
«Ma ciò che rende davvero imprudente, ridurre il giorno di oggi ad una semplice festa, è la troppo poca vera indignazione che scaturisce, ogni qualvolta una donna subisce violenza. Troppo spesso si definisce “matto” uno stalker, dando così del delinquente al “matto vero” che oltre la malattia, deve sopportare anche il peso di un accostamento infamante e senza senso. Oppure, quando non si riesce a dire in maniera lapidaria che uno stupratore è un criminale, punto e basta. Non è infrequente che si cerchino le responsabilità di quel crimine nella donna che lo ha subito, magari facendola sentire colpevole per l’abbigliamento che indossava». Infine un’altra amara valutazione. «Per non parlare delle considerazioni legate ai casi di femminicidio in cui in maniera più o meno consapevole, si tende quasi a rievocare il delitto d’onore. E lo si fa ogni qualvolta, si cercano le motivazioni per capire il perché quell’uomo ha ucciso quella donna, come se davvero potesse esistere anche un solo motivo in grado di attenuare la gravità di quel comportamento che evidentemente è solo criminale. Così approfitto di questo giorno, per augurare a tutte le donne, di riuscire ad emanciparsi dalla chiosa, “però un po’ te la sei cercata”». –
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