Il dolore
Ruspe spente e porte chiuse: alla discarica è tutto fermo
Per i comitati di protesta è una buona notizia in attesa del Tar, ma il rallentamento sembra più legato a un possibile un progetto “ post mortem”
Chianni. Non ci sono ruspe a lavoro. Non si muove terra e tutto sembra rimasto identico a quando la Nuova Servizi Ambiente aprì le porte della Grillaia ai giornalisti. Mostrando l’avvallamento, in cima a una collina, oggetto del contendere dal 1998. Quell’avvallamento deve essere messo in sicurezza, un buco da riempire.
La delibera della giunta regionale del 25 maggio 2020, con i pareri tecnici favorevoli di molti enti tra i quali l’Arpat, dà l’ok definitivo al posizionamento di 270. 000 metri cubi di amianto sopra quel grande spazio. Dopo una serie di interventi portati a termine l’estate scorsa, la proprietà aveva garantito che a partire dai primi mesi del 2021 sarebbe stata pronta per ricevere i tir carichi di amianto. Dall’estate 2020, però, sembra non essersi mosso molto, anzi i lavori non hanno subito da inizio anno la prevista accelerata.
Questo, in particolare per i comitati di protesta, è una buona notizia. In primis perché il ricorso legale contro la delibera di giunta regionale ha costretto la proprietà a portare al Tar la decisione. Non solo, in caso il tribunale amministrativo dovesse dare ragione ai cittadini, ogni tipo di intervento sarebbe un costo inutile in attesa di una nuova battaglia legale.
Lo stallo di tutta la situazione, però, alla lunga non è positivo. Primo, perché la discarica, fin dal 1998, non è mai stata ufficialmente chiusa. La Provincia di Pisa, dopo le proteste dei cittadini per l’arrivo dei rifiuti delle concerie, sospese i conferimenti. Una sospensione lunga oltre due decenni, nel corso della quale quella voragine in cima alla Grillaia è rimasta immutata. La proprietà ha assicurato più volte di aver fatto la sua parte, almeno a livello di manutenzioni. Con una società che ha avuto comunque lavoratori dipendenti e che ha speso. Solo per l’ultimo progetto legato all’amianto sono più di 360mila euro.
Normale che ora punti ad andare all’incasso. Ma il rallentamento dei lavori sembra legato alla volontà di vendere il sito piuttosto che a una decisione, manifestata invece nei mesi scorsi, di gestirlo direttamente per 30 anni più il post mortem. La proprietà sembra in attesa, in attesa di un progetto, di un’offerta vera che, però, la politica non sembra in grado di confezionare. –
A. B.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
