Il Tirreno

Pontedera

inferno in famiglia: chiusa l’inchiesta 

Botte e minacce per avere soldi dai genitori

P.B.

Indagata per lesioni la figlia della coppia e per estorsione il compagno già a processo per lo stesso reato contro la mamma

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san miniato. Lei è accusata di lesioni. Lui, il fidanzato, di estorsione. I bersagli di un’azione congiunta e ripetuta nel tempo della coppia sono i genitori della donna. O meglio erano. I due anziani coniugi nel frattempo sono deceduti. Restano gli episodi che hanno portato la Procura a notificare l’avviso di chiusura delle indagini a carico di un 48enne sanminiatese e della sua compagna (omettiamo le generalità per non rendere riconoscibili le parti offese, ndr).

I due sono accusati di aver vessato e minacciato, e la figlia pure picchiato, i due anziani per farsi consegnare somme di denaro. A volte l’obbligo imposto con l’intimidazione era quello di fare continui prelievi al bancomat per poi dare i soldi alla coppia.

Una situazione che andava avanti per mesi fino a quando i carabinieri l’hanno interrotta inviando gli atti d’indagine alla Procura che ora chiude l’inchiesta e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio della coppia. Il 48enne è sotto processo da tempo per reati analoghi, stavolta commessi, stando all’ipotesi accusatoria, ai danni della mamma. È imputato per circonvenzione d’incapace, estorsione, percosse, minacce a pubblico ufficiale e violazione di domicilio. Ha passato mesi agli arresti domiciliari. Avrebbero privato l’anziana mamma di almeno 108mila euro. Soldi che il figlio a più riprese si sarebbe fatto consegnare attraverso prelievi in banca, accompagnando la madre nell’agenzia dove ha il conto, o ricevendo bonifici. La vicenda, simile per comportamenti e vittime all’ultimo guaio giudiziario, si era sviluppata in un arco tempora che andava dal febbraio 2018 al settembre 2019. Somme importanti che l’anziana aveva nella sua disponibilità grazie a un’eredità. Un piccolo patrimonio sparito nel giro di un anno e mezzo. Se la circonvenzione d’incapace e l’estorsione sono le accuse più gravi mosse all’imputato in parallelo l’uomo deve difendersi anche da altri reati, alcuni dei quali collegati alle contestazioni principali. La minaccia a pubblico ufficiale, una dottoressa dei servizi sociali, nasce proprio da un suo blitz negli uffici dove si trovavano mamma e sorella.

«Mia madre deve venire con me in banca, dottoressa non si metta in mezzo altrimenti...» C’è poi la parte della violazione di domicilio e dello schiaffo rifilato, secondo gli atti, all’allora fidanzato della sorella. Il portone preso a calci e poi il ceffone al “cognato” sono finiti nel processo. Ora un altro procedimento all’orizzonte per estorsione di soldi a una coppia di anziani, i genitori della sua compagna. —

P.B.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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