Sicurezza
L’arte azzera le distanze ma resta “vittima” della zona arancio
Esposti i lavori realizzati durante il lockdown dagli studenti del liceo artistico Inaugurata venerdì la mostra è però costretta a chiudere poche ore dopo
VOLTERRA. Quanto è possibile trasformare la visione di ciò che si ha intorno? Quali possibilità creative si celano nella realtà di una casa o di un appartamento? Come andare oltre i limiti che a volte la vita ci impone? Le risposte, fatte di carta o metallo, oggetti o “pezzi” vari di uso quotidiano, foto, estro e voglia di esprimersi, le hanno date i ragazzi e le ragazze del liceo artistico di Volterra, protagonisti della particolare mostra “Dentro-Fuori, oltre la distanza”, con opere realizzate durante il lockdown. L’esposizione, inaugurata venerdì, occupa la sala del Giudice conciliatore a Palazzo dei Priori. Ma, come tutti i luoghi d’interesse culturali, la mostra sarà chiusa per l’ingresso della Toscana in zona arancione. Niente smantellamento, però. Resteranno al loro posto, in attesa di poter riaprire al pubblico le foto delle opere e le opere stesse, messe in mostra attraverso un’impalcatura costituita da enormi righelli, come quelli che si usano a scuola.
«Volevamo sottolineare la distanza, quella che ci ha separato in quei mesi, in cui ognuno di noi, sotto la guida a distanza dei nostri professori, ha cercato di creare qualcosa in casa, lontano dai laboratori a cui siamo abituati – spiega Maria Francesca Venerati, studentessa di quarta – Nei mesi del lockdown e della separazione la scuola ci è mancata molto, come anche i laboratori. Ritornare a settembre è stata una boccata d’aria. Quando ci siamo separati a dicembre per le vacanze di Natale pensavamo di non rivederci per mesi. Il clima tra noi è questo».
Eppure in quel periodo fra marzo e giugno i ragazzi, oltre allo studio, non sono stati con le mani in mano. Sviluppando temi scelti dai vari professori dei vari indirizzi, i ragazzi sono stati spronati a trovare strumenti e mezzi nelle proprie case, dando sfogo alla creatività. «È stato un po’ come se la scuola fosse entrata in casa nostra – dice Marina Freidhof, della classe quinta – Alcune opere si sono potute esporre, altre sono state fotografate e messe su cartolina». Materiali di recupero come cartone («Persino le scatole della spesa a domicilio» dice Maria Francesca) o lattine, ma anche libri, intesi come oggetti da de-contestualizzare, ripensare, reinventare, secondo uno dei progetti dati in consegna dai professori ad una delle classi. «Quante cose si possono fare con un libro? – si chiede Manuela Mezzanu, di quarta – Piegando, incollando, facendolo diventare un centrotavola o mettendolo in frigo. Fotografarlo magari».
C’è poi chi, come una ragazza di Pomarance, ha affrescato una grande superficie, fotografandola, poi, per la mostra. «Un lavoro particolare – lo definisce Ludovica Gronchi – che ci ha costretti a confrontarci con il limite, la mancanza dei luoghi in cui facciamo lezione fra attrezzature e materiali adatti. Molto bravi anche i professori che sono riusciti a darci indirizzi e idee con materiali alla nostra portata».
«Eppure tornare è stato bello – dice Marina – Toccare i materiali, le macchine, persino sentire il rumore degli aspiratori del laboratorio di alabastro. Tutte cose che vivi diversamente quando te le hanno tolte per così tanto tempo».
«L’iniziativa assume ancora più significato – dice l’assessora all’istruzione, Viola Luti – perché invita i ragazzi a riflettere sulla mancanza di quei legami che a volte diamo per scontati, lanciando un messaggio di speranza, dimostrando che con l’arte si possono mantenere i legami permettendo di superare il periodo di isolamento grazie alla creatività».
A Palazzo dei Priori è ancora presente l’opera grandiosa “La Prima Cena”, realizzata sempre dagli studenti del liceo per la terza Biennale dei licei artistici italiani. E anche questa esposizione sarà chiusa per le misure anti-Covid. —
Nilo Di Modica
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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