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lutto a montopoli 

Ucciso dal Covid a 70 anni: «Vogliamo la verità»

Nilo Di Modica
Ucciso dal Covid a 70 anni: «Vogliamo la verità»

Il figlio: «Prima dimesso negativizzato, poi nuovamente positivo e intubato». Il decesso dopo un calvario di 50 giorni

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montopoli. «È la notizia che non avremmo mai voluto ricevere. Alla fine si è arreso». È giunto il tempo del dolore fra i familiari di Carlo Morani, pensionato di Montopoli il cui nome da ieri allunga la lista delle vittime del Covid nel comune.

L’uomo, deceduto all’ospedale San Jacopo di Pistoia, era finito appena due settimane fa al centro della protesta della famiglia – pubblicata sulle pagine del Tirreno – per una vicenda che lo aveva riguardato al momento del ricovero.

«Giovedì scorso erano passate due settimane da quando lo avevano intubato – racconta il figlio Luca, che nel frattempo si trova ad affrontare la medesima malattia, con sintomi fortunatamente più lievi –. Da alcuni giorni non reagiva più alle terapie, ci eravamo preparati al peggio. Anche se ancora non vediamo chiaro su come si possa essere arrivati a questo punto».

Tutto è iniziato lo scorso 23 dicembre quando il padre di Luca, già soggetto fragile, viene ricoverato all’ospedale di Empoli per uno scompenso cardiaco e problemi ai reni. «Quando non erano permesse le visite, i medici ci hanno informato di una polmonite che aveva contratto mentre era in cura – racconta Luca, residente a Calcinaia –. In ogni caso l’aveva superata e ci avevano detto che non si trattava di Covid».

Poco prima di uscire dall’ospedale, come da prassi, a Carlo fanno il tampone. «Risultava positivo senza sintomi – racconta – quindi lo hanno spedito al San Pietro Igneo di Fucecchio, nel reparto ad hoc per i positivi che non manifestano problemi».

Una situazione che dura appena due giorni. «Il 9, con una chiamata ci avvertono che mio padre comincia ad avere sintomi. Ancora una volta, come la settimana precedente, mi dicono che un polmone manifesta problemi, solo che stavolta parlano di Covid. Inizia quindi la terapia». Tempo una settimana e ad un tampone Carlo risulta negativo.

«Erano passati a malapena 6 giorni, il 15, ed avevano deciso di dimetterlo – racconta – i sintomi non c’erano ed il tampone era negativo. Ce lo hanno riportato a casa. È stato solo per la nostra prudenza che lo abbiamo fatto dormire in una stanza separata da mia madre. Anche se tutti noi in famiglia ci abbiamo inevitabilmente avuto a che fare».

Meno di una settimana e la situazione è precipitata. «Il 22 arrivarono la febbre a 39 e la saturazione a 90 – continua –. Dopo un primo passaggio all’ospedale San Giuseppe di Empoli, dove un tampone risulta positivo ma non avevano posti liberi, lo hanno ricoverato a Pistoia».

Ieri mattina, poi, il triste epilogo. Carlo, 70 anni lo scorso novembre, lascia la moglie, i figli Luca e Francesca ed i nipotini, dopo una vita passata in conceria come esperto nel settore delle tinture.

La salma sarà cremata venerdì a Pistoia, per poi essere riportata a Montopoli. «Dopo tutto quello che abbiamo fatto per proteggerlo da questo virus, doverlo salutare così è straziante – spiega il figlio, che si riserba in altre sedi di fare chiarezza su quanto avvenuto –. Ci sembra assai improbabile che mio padre sia stato negativo per pochi giorni, per poi tornare improvvisamente positivo. Ci chiediamo cosa fosse accaduto se fosse rimasto fin da subito in ospedale, dove magari i sintomi della malattia sarebbero stati colti in tempo. È quello – assicura Luca – che cercheremo di capire». —

Nilo Di Modica

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