Sicurezza
«Minacciato con un fucile» Ma la telecamera smonta l’accusa
CASCINA. «Mi ha minacciato con un fucile». L’uomo, un imprenditore edile ora a giudizio con l’accusa di calunnia e simulazione di reato, chiama i carabinieri e denuncia il vicino di casa. Sì, perché il vicino accusato delle minacce, grazie alle telecamere della videosorveglianza di casa sua, riesce non solo a smontare le accuse, ma ora vuole che tutta la vicenda si chiarisca. È il 27 aprile del 2019. Non ci sono testimoni, solo il racconto dell’uomo, un artigiano di 45 anni difeso dall’avvocato Massimiliano Calderani. Nei confronti del vicino, che lavora come guardia giurata, scattano una serie di misure, previste per chi detiene regolarmente le armi.
A casa dell’uomo, nella campagna di Cascina, arrivano i carabinieri e sequestrano le armi da lui detenute regolarmente. Due pistole del vigilante, mentre il fucile che il vicino diceva di aver visto risulta del suocero. «Guardi, lei è in un guaio», si sente dire il vigilante dai carabinieri che intervengono. Ma l’uomo, come ha raccontato nei giorni scorsi in Tribunale davanti al giudice, non si perde d’animo. «Non l’ho minacciato e men che mai ho usato il fucile», ripete a chi gli chiede spiegazioni. E non ha difficoltà a dirlo anche al giudice. La storia delle minacce aggravate dall’uso delle armi per l’uomo non regge. Ma come fare per dimostrarlo? A quel punto l’indagato si improvvisa detective. Guarda le immagini delle telecamere di casa sua, controlla gli orari e riesce a documentare, con tanto di prove fotografiche con orari allegati, che lui negli orari indicati dal vicino non è uscito di casa. Non lo ha minacciato e non ha imbracciato alcun fucile. A quel punto la guardia giurata va dai carabinieri e presenta tutto quello che è riuscito a mettere insieme per difendersi dalle accuse. «Sono stato querelato per minacce che non ho fatto. Le immagini delle telecamere lo dimostrano chiaramente», ha ripetuto davanti al giudice, negando ogni addebito rispetto alle minacce di morte. Grazie ai fotogrammi messi insieme e controllati chissà quante volte, il cittadino si difende dalle accuse e rilancia. «Dopo questa denuncia sono stato costretto a fare solo attività di portierato in quanto non posso usare le armi», ha raccontato. Per lui solo attività di portierato, buttafuori o accoglienza con misurazione della febbre visto che siamo in tempo di Covid.
Dietro le presunte minacce c’è una storia di pessimi rapporti di vicinato. Per questo l’uomo è pronto a chiedere i danni. La vicenda in Tribunale, oltre che dalla parte offesa, è stata ricostruita anche dai carabinieri (uno in servizio a Pisa e un altro alla compagnia di Pontedera) che si sono occupati della vicenda dopo la denuncia dell’imprenditore edile che aveva raccontato di essere stato minacciato di morte.
Tra le due famiglie i rapporti sono abbastanza tesi. Già la mattina stessa la moglie della guardia giurata aveva chiamato i carabinieri per segnalare rumori molesti provenienti dalla casa dell’artigiano ora sotto processo per calunnia. Un giorno da dimenticare, viste le conseguenze giudiziarie.
L’udienza è stata aggiornata al prossimo giugno per sentire altri testimoni. –
Sabrina Chiellini
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