Attenzione
Grillaia, dietrofront della Regione: «Non compreremo l’ex discarica»
Monni: «È di un privato, non si può intervenire». Impossibile anche revocare la delibera che dà il via libera all’amianto
Chianni. «La Regione Toscana si impegna a trovare le risorse per mettere in sicurezza e chiudere la discarica della Grillaia». Questa era l’indicazione emersa il 22 dicembre scorso, giorno del voto unanime di una mozione in consiglio regionale proprio sul sito di Chianni, che sembrava scongiurare l’arrivo dei camion di eternit. La realtà è che la Regione questo non potrà mai farlo. Perché il sito - e la cosa si sa da quando la discarica è nata, quindi decine di anni fa - è di proprietà di un soggetto privato.
A mettere nero su bianco la spiegazione è l’assessore all’ambiente Monia Monni in una nota di attuazione, datata 4 febbraio, che non lascia spazio ad alcun dubbio. La giunta regionale ammette non solo di non poter comprare dalla proprietà, la Nuova Servizi Ambiente, la discarica. Ma aggiunge che la delibera di giunta del 25 maggio scorso, quella che autorizza il progetto di conferimento di 270mila metri cubi di amianto, non ha alcuna speranza di essere annullata.
«La risoluzione impegna presidente e giunta regionale a intervenire sulla proposta di legge regionale di cui in oggetto, valutando la possibilità di sostenere finanziariamente il percorso per procedere alla definitiva chiusura della discarica in argomento – si legge nella nota a firma di Monia Monni –. La risoluzione in questione non è di fatto attuabile in quanto, trattandosi di una discarica esclusa dalla pianificazione pubblica, quindi di proprietà privata e sottoposta a regole del mercato, non può essere oggetto di un provvedimento di chiusura anche indirettamente sostenuto finanziariamente da parte della Regione Toscana».
Una doccia fredda per chi sperava e auspicava in un intervento pubblico regionale. Non solo, anche revocare la delibera di giunta del 25 maggio 2020 non è possibile, e questa è la prima volta che un componente della giunta, per di più l’assessore all’ambiente in carica, lo mette per scritto. «Non esistono gli elementi per procedere in autotutela in relazione all’autorizzazione del maggio scorso», dice ancora Monni. Ma che significa questo passaggio? Nel diritto amministrativo è la facoltà riconosciuta a un’amministrazione pubblica di annullare, revocare o riformare un atto amministrativo per ragioni afferenti alla legittimità dell’atto medesimo.
La nota di attuazione dell’assessore Monni, però, aggiunge un ultimo elemento: «Non è stato avviato un procedimento di esproprio da parte del Comune di Chianni sulla scorta del proprio regolamento urbanistico». Questo passaggio finale sembra scaricare la responsabilità di questo ennesimo giro a vuoto sulla vicenda sul sindaco Giacomo Tarrini e la sua amministrazione. Che, seppur mantenendo toni bassi, non ci sta. «Non abbiamo avviato il procedimento di esproprio perché, al di là dell’impegno vincolante che il consiglio ha dato nel dicembre scorso, non ci sono stati presentati progetti che guardino al futuro – dice Tarrini –. Comprare il sito e renderlo pubblico è solo un primo passaggio, per altro molto complesso. Subito dopo serve un progetto di gestione per 40 anni del sito, di sua messa in sicurezza, chiusura e gestione post mortem. Un impegno che, da solo, Chianni non può prendersi». –
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