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Sfondata dai vandali con un tombino la statua di Padre Pio

Marco Sabia
Sfondata dai vandali con un tombino la statua di Padre Pio

Per tre volte era stata gettata nel rio, si tratta del quinto raid Lupi: «Non sappiamo più cosa fare». Indagano i carabinieri

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fucecchio. Una spiegazione logica Mario Lupi – medico e governatore della Misericordia di Fucecchio – non riesce proprio a darsela: fuori dalla sua abitazione, a due passi dal rio in via Rossini (una traversa di via Sottovalle), da anni c’è una piccola statuetta di Padre Pio.

Che nelle prime ore di ieri, per la quinta volta in sei anni, è stata vandalizzata. Lupi, negli anni, ha dovuto addirittura mettere un vetro antiproiettile per proteggere questa statuina, che non ha un particolare valore artistico ma che lo ha sicuramente a livello affettivo, in primis per lui e per la moglie (ma anche per tanti fedeli).

Ieri mattina, quando lui e la moglie Margherita sono usciti, hanno trovato l’ennesima sgradita sorpresa: qualcuno aveva divelto un pesante tombino di ghisa, lanciandolo contro il vetro della piccola teca.

Risultato vetro sfondato e tanti danni a cui riparare: «Non riesco a capire – dice un affranto Lupi – come sia possibile che in tutti questi anni una piccola statuina che era diventata anche un punto di riflessione e di preghiera, sia stata oggetto di così tanti atti ostili. Non so se è un qualcosa contro la figura religiosa o contro di noi, so solo che dovrò fare l’ennesima denuncia, la quinta».

Sul posto anche una volante dei carabinieri di Fucecchio, coi militari impegnati a raccogliere la testimonianza di Lupi e anche qualche elemento utile a risalire al colpevole. Viene da pensare che possa esser stato un'azione frutto della noia e della stupidità, più che un atto mirato per motivi religiosi o una ritorsione nei confronti del medico in pensione.

La statuina dal 2014 è stata per ben tre volte buttata nel rio, almeno finché Lupi non l’ha protetta con un vetro. Stavolta, visto che la statuetta è stata anche ancorata con dei chiodi alla base, i vandali hanno pensato di usare un tombino molto pesante per lasciare il segno: «È un peccato perché questo non è un patrimonio nostro, ma di tutti. Lo abbiamo messo all’esterno dell’abitazione proprio per questo e ci sono anche tanti rosari “ex voto” a dimostrarlo. E ogni volta abbiamo riparato i danni. Stavolta cosa dobbiamo fare? Il passo successivo è mettere una telecamera, ma è incredibile anche soltanto doverlo pensare». —

Marco Sabia

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