Il Tirreno

Pontedera

TRIBUNALE 

«Sono Messina Denaro» Ma è accusato solo di furto

P.B.

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casciana terme. L’accusa è quella di essersi allacciati in modo abusivo alla rete idrica e di non aver versato un euro per il servizio.

Tradotto dal codice penale significa che Vito Mangiapanello, 56 anni, originario di Castelvetrano (Trapani) e Rossano Del Gratta, 73 anni, di Pisa, sono finiti sotto processo (giudice Guido Bufardeci) per furto aggravato. L’immobile che avrebbe beneficiato dell’acqua a scrocco si trova in via del Commercio.

Ma la curiosità del caso non è tanto la portata criminale del reato contestato ai due.

Mangiapanello ha una storia singolare, emersa nel corso di un altro processo in cui è stato condannato a un anno per stalking (è pendente l’appello, ndr) nei confronti della sua ex amante. Nella fase in cui l’uomo avrebbe perseguitato la donna e il suo compagno tra le armi adottate ci sarebbe stata anche quella di “confessare” la sua vera identità: «State attenti, sono Matteo Messina Denaro». In realtà con il superboss latitante dall’estate 1993, Mangiapanello condivide solo i natali a Castelvetrano. Non sono neanche nati nello stesso anno.

All’epoca delle minacce alla donna e all’uomo, nel frattempo deceduto e noto imprenditore alberghiero, l’imputato siciliano giocò comunque le sue carte di sedicente mafioso arrivando persino a intestarsi l’identità di Messina Denaro. Ma il suo vissuto criminale vola molto più basso: al furto di acqua. —

P.B.

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