Sicurezza
«Travi marce e pioggia dal tetto» Casa evacuata dai vigili del fuoco
Famiglia costretta a vivere in un affittacamere senza cucina «Vicenda nota al Comune, ci serve un alloggio popolare»
san miniato. «Ogni volta che veniva un po’ di pioggia il soffitto della cucina iniziava letteralmente a gocciolare. L’acqua si infilava nella soffitta dal tetto disastrato, per poi penetrare al piano di sotto attraverso il solaio, sorretto da travi in legno completamente marcite e impregnate di umidità. Ai vigili del fuoco è bastato fare un passo dentro quell’appartamento per intimare a tutti di uscire immediatamente e dichiarare l’immobile inagibile». È il racconto della famiglia che abita a San Miniato Basso, in un edificio al primo piano di via Tosco Romagnola Est, di fronte al semaforo con via Aldo Moro, nel cuore della frazione sanminiatese. Un immobile bisognoso di lavori, come si vede anche da fuori. Impressione confermata dalle foto che Zakaria e Rayane Sefoure mostrano sui loro cellulari.
Diciannovenne il primo, 16 anni il secondo, i due fratelli sono stati costretti a lasciare insieme ai genitori l’appartamento dove vivevano in affitto da circa sei anni. Adesso sono ospitati nell’affittacamere sopra il ristorante pizzeria Da Rina, in attesa di un’altra collocazione provvisoria e con la speranza di una soluzione finalmente definitiva e decorosa. «Soluzione – dicono i due ragazzi – che poteva essere stata trovata molto prima, anziché farci vivere per anni in una casa pericolante e ritrovarci adesso in questa situazione».
Originaria del Marocco ma con cittadinanza italiana, infatti, la famiglia Seofoure è seguita da anni dai servizi sociali di San Miniato, soprattutto da quando il padre ha dovuto abbandonare nel 2019 il lavoro di muratore per problemi di salute. Da qui nasce la rabbia dei due ragazzi: «Perché i servizi sociali sono stati dentro l’appartamento e conoscevano bene la situazione – raccontano Zakaria e Rayane –. Hanno visto le crepe nei muri, le pareti ammuffite e le travi marce. Addirittura qualche giorno fa il passaggio di un tir ha fatto staccare un pezzetto del davanzale della finestra, che è caduto sul marciapiede davanti al parrucchiere sotto casa. In questi anni, però, i servizi sociali ci hanno solo detto che dovevamo chiamare i vigili del fuoco, ma non l’abbiamo fatto perché temevamo di ritrovarci senza casa come è successo».
Da tempo in graduatoria per una casa popolare, la famiglia Sefoure ha continuato a sperare nell’assegnazione di un alloggio, fino a quando un’amica del padre non si è interessata per trovare una soluzione immediata. «Ha chiesto aiuto alla Caritas ma anche loro ci hanno detto di non avere in questo momento alloggi disponibili – riprendono i due ragazzi –. Alla fine è stata lei a convincerci a chiamare i vigili del fuoco che ci hanno fatto subito uscire da casa vietandoci di tornare nell’appartamento. E per questo li ringraziamo. Poi sono arrivati anche polizia municipale e un funzionario del Comune, mentre l’affittacamere si è reso disponibile a ospitarci, però possiamo starci solo quattro giorni. Poi ci dovrebbero trovare un bed and breakfast o un agriturismo dove poter usare anche una cucina».
Una situazione di emergenza che amministrazione comunale e servizi sociali stanno gestendo, con l’obiettivo di trovare quando prima una collocazione decorosa. Ma che, a detta dei due giovani, poteva forse essere evitata con una maggiore attenzione da parte delle istituzioni e degli stessi servizi sociali. «Perché da anni chiediamo una casa popolare – dicono – e tutti sapevano che l’appartamento dove stavamo in affitto non era sicuro. È inutile ricevere i buoni pasto se poi rischi che ti cada il soffitto sulla testa». —Giacomo Pelfer
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