Sicurezza
Dona rene al figlio per salvargli la vita
Il giovane rischiava di morire per la stessa malattia che qualche anno prima aveva ucciso il padre e marito della donna
FORCOLI. Il pensiero che il figlio di 29 anni dovesse finire in dialisi la tormentava. Così una madre di 59 anni, dopo avere perso il marito per una malattia renale, ha deciso di regalare al figlio una seconda vita. Gli ha donato un rene. Un atto di amore incondizionato. Si è sottoposta a una serie di controlli e quando è stata accertata la compatibilità, i medici dell’ospedale di Siena hanno programmato l’intervento di espianto dell’organo e il successivo trapianto al figlio. Madre e figlio da alcuni giorni sono tornati a casa. A raccontare la storia è il parroco di Casciana Terme, don Angelo Falchi. Lui conosce bene questa famiglia, l’ha incontrata nei 22 anni che è stato parroco a Forcoli. Ritiene la loro vita una bella testimonianza. Domani si celebra la “Giornata per la vita” . L’atto di amore della madre merita di essere raccontato, dice il parroco. È un esempio. Ma anche un invito a riflettere sull’importanza delle donazioni. «Certe situazioni che viviamo ogni giorno finiscono per creare indifferenza al dolore e spesso abitudine al crimine – dice il parroco – A fronte di tutto questo vale la pena raccontare qualche episodio di alto valore morale e di grande spessore umano e cristiano». Con semplicità racconta come questa famiglia alcuni anni fa ha incontrato il loro. «Una giovane famiglia, genitori con due figli ancora molto giovani, che vive il dramma di un trapianto renale necessario per il babbo. Intervento riuscito; ripresa del lavoro; torna la serenità. Ma dopo qualche anno, il male si riaffaccia. Si sottopone alla dialisi. Va avanti un po’ ma poi arriva il peggio. La mamma porta avanti la famiglia. Lavora e riesce a specializzarsi in Scienze infermieristiche. La figlia e il figlio si sposano e formano la propria famiglia. Con la nascita dei nipotini sembra che la ferita della morte del marito, si sia rimarginata». Ma non è così. «Ci sono malattie che sono ereditarie. Quello che era accaduto al babbo si ripresenta al figlio». Scatta così la potente la molla dell’amore materno, che non conosce limiti, irrobustito «da una fede grande e da un carattere forte come una punta di diamante: la mamma decide di donare un rene al figlio». Nei quasi cinque mesi di controlli ed esami per arrivare alla donazione la madre ha incontrato una psicologa. «Signora, quando ha deciso di fare questo passo?», è stata la sua domanda. «Da sempre, le ho risposto – racconta la donna – Il giorno che decidi di avere un figlio, che lo stringi la prima volta tra le braccia, diventi consapevole che tu per lui farai tutto, lo proteggerai da tutto ciò che potrebbe danneggiarlo e tu lo puoi sconfiggere, lo renderai indipendente, maturo, gli metterai a disposizione principi, regole, idee, tanti no». Insomma, tutto ciò che gli sarà necessario per diventare un uomo (o una donna) libero e maturo. «Camminerai sempre un passo indietro e sarai pronta a sostenerlo quando ne avrà bisogno. E ciò che fai per lui non dovrà essere ripagato quando sarai vecchia e avrai bisogno. L’importante è essere riuscita ad essere una buona mamma perché tu hai deciso così; mentre loro non hanno deciso di essere figli: sono stati costretti a diventarlo».
È proprio vero, conclude don Falchi, «una mamma non smette mai di dare la vita ai figli». —
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