Sicurezza
«Bellezza, fratellanza e libri: ecco il mio Modù E spero che anche altri regalino arte al paese»
Inaugurata davanti alla biblioteca di Santa Croce l’installazione donata alla comunità dall’imprenditore conciario Fabrizio Masoni
il simbolo
C’era tanta curiosità di vedere ModùModù, il fratellino di origine africana di Giommy: una installazione artistica inaugurata ieri nella Giornata mondiale della Fratellanza, voluta dall’Onu, che nasce appunto per unire, per far vedere che le differenze del colore della pelle stanno solo negli occhi di chi guarda (in maniera superficiale). Ieri ModùModù, che si chiama così perché ricorda i tanti venuti dal Senegal con questo nome, è stato svelato alla cittadinanza santacrocese, alla presenza delle autorità locali e regionali e dei referenti di alcune associazioni legate alla comunità senegalese e a quella islamica (e con la “conduzione” dello youtuber Wikipedro). Si pensi che a Santa Croce, su quasi 15mila abitanti, oltre 3.500 sono stranieri e spesso lavorano nelle concerie, orgoglio del sapere artigianale ed imprenditoriale dei santacrocesi.
A volere ModùModù è stato uno dei più importanti imprenditori conciari del distretto, Fabrizio Masoni, che ha commissionato a Giovanni da Monreale il fratellino di Giommy, l’altro bambino che però si trova in piazza Beini, davanti alla conceria Masoni. E se Giommy ha in mano un tablet, ModùModù è a due passi dalla biblioteca Adrio Puccini (in Largo Delio Nazzi): fra le mani ha un telecomando con cui pilota un drone e sulla panchina accanto a dei libri. Vestito con colori molto sgargianti, a cominciare da una felpa giallo fluo, ha riscosso un ottimo successo. Alla fine si tratta di un simbolo di una generazione ma anche di una comunità che da terre remote è giunta a Santa Croce alla ricerca di un futuro migliore; un po’ come i meridionali, arrivati nel distretto 60 anni fa e all’inizio guardati con scetticismo. Un po’ come quando in America gli italiani venivano appellati con nomignoli dispregiativi quali “Dago” (da Diego o da dagger, cioè pugnale) oppure “Goombah”, un’alterazione dell’espressione “Cumpà”, cioè compare. ModùModù potrebbe essere tranquillamente senegalese, vista la forte presenza in città (1.200 residenti); ma è prima di tutto un santacrocese, come lo è Giommy.
«Avremmo voluto fare una bella festa multietnica per festeggiare Modù – ha detto Fabrizio Masoni – ma al momento non è possibile. Modù mi fa pensare a tre temi: alla fratellanza, all’importanza di leggere e anche alla bellezza. Penso che sia importante per noi imprenditori portare arte e bellezza a Santa Croce, spero che qualche mio collega segua questo esempio».
Soddisfatta la sindaca Giulia Deidda: «Santa Croce è fatta di tante culture, che vanno a comporre una comunità solida. A volte sento parlare di un territorio poco sicuro ma sinceramente non sono d’accordo, non succede niente di particolare. Ringrazio la famiglia Masoni per aver portato bellezza e arte a Santa Croce, un’arte gratuita e accessibile a tutti, così come dovrebbe essere».
Infine Antonio Mazzeo, presidente del consiglio regionale, che ha battuto sul tasto dello ius soli o ius sanguinis: «Ritengo che sia giunto il momento che si affronti il tema dei bambini nati in Italia, perché non si possono più accettare distinzione tra i bambini. I bambini sono tutti uguali, non importa il colore della pelle o il Paese da cui provengono, devono avere pari diritti e pari doveri tra di loro. Questo vale ovunque, ma vale soprattutto qui in Toscana le cui radici affondano proprio nella civiltà dei diritti umani, da Pietro Leopoldo in poi. Per cui credo – conclude Mazzeo – che sia giusto che da noi toscani possa partire un appello a tutte le forze politiche affinché eliminino una volta per tutte distinzioni fra i bambini nati sul nostro suolo nazionale». –
Marco Sabia
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