Gasolio “taroccato” e carte false Evase accise per 6,4 milioni di euro
crespina lorenzana. Non finiscono mai i rivoli dell’inchiesta “Petroloro” su un giro di gasolio taroccato venduto per buono. L’ultimo sviluppo di un’indagine durata dal gennaio al novembre 2019 e che nel giugno 2020 portò a una ventina di misure cautelari (12 arresti e 8 tra divieti e obblighi di dimora), arriva dalla quantificazione dell’evasione delle accise.
L’hanno calcolata la Guardia di finanza di Pisa e l’ufficio delle Dogane di Pisa. L’evasione ammonta a 6.454.857 euro. Epicentro dell’inchiesta un deposito commerciale di prodotti energetici a Crespina.
Dogane e nucleo di polizia economico-finanziaria, comandato dal tenente colonnello Pasquale Sisto, dopo «un’attenta e meticolosa verifica delle contabilità del deposito, gestito di fatto da un’associazione a delinquere ramificata su tutto il territorio nazionale» hanno scoperto 239 documenti di accompagnamento semplificati (Das) falsi attraverso i quali sono stati introdotti nell’impianto di Crespina 10.339.720 litri di prodotto petrolifero, sottratto all’accertamento e al pagamento delle imposte relative. Le analisi qualitative eseguite da parte dei laboratori chimici delle Dogane sul prodotto hanno accertato che si trattava di una miscela costituita da vari tagli di idrocarburi fiscalmente classificabili come olio lubrificante. Il prodotto farlocco veniva poi commercializzato a un prezzo concorrenziale.
A livello penale, pm Egidio Celano, una decina di indagati ha chiesto di poter patteggiare ammettendo i fatti contestati. Una miriade i reati legati dal vincolo dell’associazione a delinquere. Dall’autoriciclaggio al contrabbando, dalla ricettazione alla bancarotta fraudolenta, dal falso alla contraffazione.
Una filiera che nella sua fase terminale finiva nei serbatoi degli automobilisti. Un pieno di diesel pagato per intero, ma di gasolio vero forse ce n’era la metà. Con danni eventuali per motori e ambiente. Oltre ai certi mancati incassi dell’erario. Al vertice dell’organizzazione c’era Alberto Cozzolino, 34 anni, residente a Volla (Napoli), già arrestato nel 2014 per reati analoghi. Tra i suoi principali collaboratori Ferdinando Auriemma, 42 anni, campano e Antonio Manna, 32 anni.
L’epicentro dell’attività della banda, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, era il deposito di Crespina gestito dalla società Ksenya poi fallita, ma che per un po’ ha continuato a operare.
L’amministratore era Riccardo Cocci, 66 anni, di Firenze, la contabile Simona Stefanini, 59 anni, agli arresti domiciliari. Un altro indagato che lavorava nel deposito di Crespina è Sergio Romanacci, 63 anni, di Collesalvetti. —P.B.
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