Sicurezza
Ipotesi 11 luglio o 26 settembre ma il Palio resta in bilico
fucecchio. Due date, che assumono il volto della speranza: 11 luglio o 26 settembre, sono le giornate scelte come papabili dall’Associazione Palio delle Contrade per disputare la carriera paliesca (che, per motivi sanitari, non verrà disputata a fine maggio).
L’assemblea dell’associazione (contrade più consiglio di amministrazione) ha infatti deliberato di fissare queste due date, ma ovviamente tutto dipenderà dall’andamento epidemiologico; anche nel 2020, almeno fino ad un certo punto, la speranza di correre c’era ma poi si è scontrata con le enormi difficoltà causate dalla pandemia e soprattutto con la necessità di garantire quel distanziamento sociale che nel Palio è assolutamente impossibile.
Le due date servono anche a non creare sovrapposizioni con altri Palii d’Italia, perché quest’anno la stagione paliesca – se ci sarà – sarà naturalmente compressa nei mesi di fine estate fino a ottobre. «Una scelta – scrivono gli organizzatori – quella di posticipare l’evento, che ha molteplici obiettivi: aumentare le possibilità di disputa confidando in un miglioramento della situazione dei contagi da Covid, dare la possibilità alle contrade di prepararsi al meglio all’evento e a tutte le iniziative collaterali, evitare sovrapposizioni con altre manifestazioni paliesche nazionali».
«Quest’ultimo obiettivo di fatto è già stato raggiunto grazie ad una serie di contatti e di accordi che l’Associazione Palio delle Contrade Città di Fucecchio ha preso con gli altri Palii per la scelta delle due date ufficializzate. Adesso, con la macchina organizzativa già in moto, non resta che attendere fiduciosi che la situazione della pandemia possa migliorare grazie all’arrivo dei vaccini e alle misure di contenimento messe in atto dalle autorità nazionali. Se tutto dovesse andare per il meglio le bandiere delle dodici contrade potrebbero tornare presto a sventolare».
Agli appassionati non resta che attendere e sperare, perché nulla o quasi dipenderà dal contesto locale. —
Marco Sabia
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