Italia
Vandali all’attacco della tenda usata per i tamponi anti-Covid
Danni nel weekend alla struttura della Pubblica Assistenza La presidente Bani: «Questi atti non ci spaventano»
calcinaia. È stata la dottoressa Mirene Anna Luciani la prima a rendersi conto, lunedì mattina, che i vandali avevano danneggiato la tenda adibita a fare i tamponi rapidi per la diagnosi di positività al coronavirus, allestita a Fornacette.
«Apparentemente la tenda era chiusa come sempre – racconta la dottoressa – aveva solo il nodo della chiusura un po’ più stretto del solito. Ma quando sono entrata ho capito subito che c’erano stati i vandali. Avevano strappato la porta d’ingresso e danneggiato la centralina elettrica. Mi chiedo come si possa arrivare a tanto, non capisco la finalità di un atto di questo genere».
La dottoressa, che è anche cintura nera di jujutsu glissa su cosa ha pensato nei momenti successivi. Certo però che se avesse colto sul fatto i vandali non avrebbero passato un bel momento.
Il gesto compiuto nel fine settimana non ha alcun senso e ha lasciato tutti senza parole. Del resto è difficile trovare la giusta definizione per chi si diverte a colpire una struttura sanitaria.
«Non sapremmo come definirlo. Un gesto annoiato? L’opera di un vandalo o di un negazionista? Un ladro di polli? – sono le considerazioni della presidente della Pubblica Assistenza di Fornacette Serena Bani –. La nostra tenda di Protezione civile utilizzata per i tamponi rapidi Covid è stata presa di mira dai vandali, non ne capiamo l’esigenza né la motivazione, in qualsiasi caso inutile e dannosa. Non ci spaventiamo, né sicuramente ci arrendiamo di fronte a questi atti».
La reazione è stata immediata. Grande la voglia di cancellare il prima possibile quegli squarci aperti nella tenda.
«Siamo pronti. La tenda è nuovamente operativa come tutta l’associazione, i danni sono più al cuore che economici (dovremo sostituire alcune parti) ma sicuramente non è poco per un’associazione come la nostra. Non smetteremo di trasmettere positività e forza e non smettiamo di ripeterlo».
È stata infatti trovata una soluzione provvisoria per chiudere l’ambulatorio mobile. Ma la tenda dovrà essere riparata per renderla di nuovo utilizzabile nelle operazioni di Protezione civile.
La procedura non è semplice e sarà costosa, come conferma la presidente dell’associazione di volontariato. –
S.C.
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