Il Tirreno

Pontedera

La memoria dei pazienti psichiatrici rivive tra i cimeli del museo e il graffito di Nof4

Nilo Di Modica
La memoria dei pazienti psichiatrici rivive tra i cimeli del museo e il graffito di Nof4

Taglio del nastro dopo l’acquisizione dei locali dell’Asl fatta dal Comune di Volterra. A febbraio le prime visite guidate su prenotazione 

3 MINUTI DI LETTURA





l’inaugurazione

La memoria e la storia di una piccola città, dentro le mura di un’altra città: il manicomio. È una sorta di matrimonio fra il Comune e la storia dell’istituto quello suggellato ieri pomeriggio in occasione della prima visita di inaugurazione e presentazione dei nuovi percorsi di visita nell’area museale dell’ex ospedale psichiatrico di Volterra. Chiuse nel marzo scorso con l’inizio della pandemia, le visite ripartiranno a febbraio con un programma cadenzato che sarà reso noto a breve dall’associazione Inclusione Graffio e Parola, ma con una sostanziale novità, ovvero la presa in consegna dall’Asl dell’area espositiva da parte del Comune, con l’ingresso di fatto, almeno per un anno, della struttura, dei cimeli e degli archivi nel polo museale comunale, perché questo fa parte del programma di candidatura di Volterra a Capitale italiana della cultura 2022.

«Passaggio fondamentale – hanno detto Claudio Grandoli e Andrea Trafeli dell’associazione che dal Comune ha ricevuto simbolicamente le chiavi della struttura – perché un percorso di recupero della memoria di questi luoghi, durato quasi 10 anni, facesse un salto di qualità verso la riappropriazione della comunità di questo pezzo di storia di Volterra».

«Un passaggio di consegne che darà nuova vita alla città – come ha spiegato anche il consigliere regionale del Pd Andrea Pieroni – caratterizzandola sempre più come centro di politiche culturali aperte».

Un comodato gratuito con cui dare continuità alle visite e ampliare l’offerta. Percorso che apre le porte su quasi un secolo in cui, a San Lazzaro, fra la fine dell’Ottocento e gli anni Ottanta del secolo scorso, sono passati oltre 30mila pazienti. Una storia iniziata col ricovero di mendicità grazie alla benevolenza del commerciante d’alabastro Giuseppe Viti e da Giovanni Ferretti, poi Pio IX, che a Volterra aveva studiato e ricevuto le prime cure per le sue crisi epilettiche. Fino alla riorganizzazione delle province, che assegnò alla città una struttura via via crescente che negli anni Quaranta arrivò a 4.600 pazienti e 800 addetti, una sorta di città quasi autonoma, sulla spinta di quella “terapia del lavoro” professata da Luigi Scabia che fece sorgere all’interno una falegnameria, un panificio, una lavanderia, un’officina elettrica, una calzoleria, botteghe di stagni e fabbri, vetrai e una fornace.

Luci fra tante ombre, fra vite segnate dalla facilità con cui si veniva internati, magari perdute fra la “fagotteria” (l’accesso dove si lasciavano gli oggetti) e l’internamento. Narrazioni che continuano a emergere dai tanti studi dei ricercatori, dai graffiti parzialmente restaurati di “Nof4”, il paziente Oreste Fernando Nannetti, ma che rivivranno nelle visite guidate a cura dell’associazione, che pensa già a tre appuntamenti settimanali su prenotazione. «Nella Giornata della Memoria, celebriamo il ricordo di un luogo che Volterra ha dato nella storia psichiatria e non solo – ha detto il sindaco Giacomo Santi –. Un luogo di cura e accoglienza che, mentre si perdono nel tempo le testimonianze dirette di ciò che è stato, ci chiama alla responsabilità di testimoniare». —

Nilo Di Modica

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa