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gli odiatori sui social: la sentenza  

Trio Medusa diffamato, condannato ex politico

Trio Medusa diffamato, condannato ex politico

Multa di 800 euro per il blogger Alessandro Raffa. In passato fu anche il coordinatore della Lega per la Valdicecina

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volterra. Una querela per diffamazione che si trasforma in una sentenza storica anti-hater.

È successo al Tribunale di Pisa, dove l’imputato Alessandro Raffa, 39 anni, originario di Volterra e ora residentea a Roma, blogger, ex coordinatore della Valdicecina e addetto stampa della segreteria provinciale della Lega, è stato condannato a 800 euro di multa dal giudice Elsa Iadaresta per diffamazione ai danni del Trio Medusa, Gabriele Corsi, Giorgio Maria Daviddi e Furio Corsetti.

Lo rivelano gli stessi attori, difesi dall’avvocato Francesco Donzelli, specificando che «la causa ha accolto una sentenza che, per la prima volta nella storia giuridica, ha sanzionato il concorso con ignoti, ovvero l'incitamento anche indiretto di altri utenti a manifestare dissenso, provocando nei fatti l’altrui diffamazione».

Nel 2013, durante una puntata del programma su Radio Deejay "Chiamate Roma Triuno Triuno", il Trio Medusa aveva ironizzato sul tema del signoraggio bancario.

Alessandro Raffa, a seguito della diretta radio, nel suo blog nocensura.com aveva scritto: «Alcuni lettori ci hanno segnalato che il Trio Medusa in una rubrica trasmessa su Radio Deejay ha screditato il tema del signoraggio bancario inoltre hanno denigrato coloro che ne parlano: dipinti, in pratica, come poveri pirla».

«Invitiamo tutti i nostri lettori a esprimere – in modo civile – dissenso per la trasmissione in questione allo staff del Trio Medusa, direttamente sulla loro pagina Facebook chiedendo al Trio Medusa di “rettificare” in merito ad una questione sicuramente molto seria, sulla quale c’è ben poco da ridere». Immediata la risposta degli utenti che a colpi di offese, minacce a titolo personale verso i tre conduttori e le loro famiglie e volgarità, avevano invaso la bacheca dei conduttori costringendoli a denunciare l’accaduto.

«Abbiamo deciso di combattere questa battaglia per tutelarci ma speriamo, soprattutto, di aver dato un segnale forte a tutti coloro che, o per una burocrazia troppo contorta o per la paura di esporsi, evitano di affrontare questa triste realtà e soprassiedono – affermano Giorgio, Gabriele e Furio –. Questa sentenza è particolarmente importante perché stabilisce non solo la responsabilità di chi offende sui social, ma anche di chi invita indirettamente a farlo, oltre a ribadire il concetto che ciò che è virtuale è reale. Non si può pensare che sui social sia ammesso insultare o minacciare». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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