Il dolore
«Sull’ospedale Giani usa giochi di parole»
VOLTERRA. Le parole del presidente della Regione, Eugenio Giani dopo la visita all’ospedale di Volterra non hanno convinto chi, in special mondo durante la pandemia, ha continuato a chiedere due posti letto di terapia intensiva proprio nella struttura sanitaria volterrana. In particolare Sos Volterra, che sul balletto tra terapia intensiva e sub-intensiva era stata molto critica anche nei giorni scorsi.
«Abbiamo un presidente della Regione che in un primo momento ha citato due posti di sub-intensiva, poi, in campagna elettorale, ha promesso posti di terapia intensiva. Salvo poi regolarmente smentirsi, dopo le elezioni tornando ancora alla sub-intensiva. Dopo la visita all’ospedale, l’ultimo atto – si legge nella nota di Sos Volterra – viene citato tre volte il termine terapia intensiva. Qualcuno esulta, ci siamo. Ma la realtà è ben diversa dai giochi di parole. La recovery room non è un reparto di terapia intensiva. La conferma c’è quando poi, quasi in sordina, si fa nuovamente accenno alla sub-intensiva, che sarà poco distante dalla recovery room. La sala risveglio è la struttura facente parte del complesso operatorio al cui interno medici e infermieri esercitano, normalmente, le funzioni di assistenza post-operatoria. La terapia intensiva è cosa ben diversa».
Sos Volterra giudica, poi, il nuovo progetto da 6 milioni di euro, sostanzialmente, fumo negli occhi. «L’abilità e la destrezza sono massime da parte di Giani, accompagnate anche da grandi progetti e qualche finanziamento – dice l’associazione –. Ma ci servirà davvero un ingresso faraonico al pronto soccorso, se poi manca una terapia intensiva? O serve per dire che si investe sull’ospedale? Stupisce che tutte le forze politiche locali, di cui ormai non distinguiamo più i contorni a parte qualche distinguo di maniera, si siano completamente appiattite sulla proposta di una sub-intensiva, che già c’è nell’ospedale, senza chiedere neanche garanzie sul mantenimento dei cardiologi h24. Se si pensa di riconvertire, come sembra, la sub-intensiva cardiologica in sub-intensiva a gestione anestesiologica con la guardia attiva, lo scenario che si sviluppa si commenta da solo. Altro che reti tempo dipendenti. La “guardia attiva” si deve fare, ma in più». —
Alessandro Bientinesi
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