Italia
Quell’asso volante di Tito Valtancoli ritrovato dal figlio sul web dopo 80 anni
L’emozione nel vedere per caso il filmato dell’Aeronautica Italiana del 1942 in cui il padre è ai comandi dell’aereo Gli anni difficili del secondo conflitto, le incursioni su Malta del militare che conobbe anche Montanelli e l’attore Lulli
la storia
Potenza del web. Ritrovare – per caso – girovagando sulle mille facce di internet le foto e i filmati del padre che nella seconda guerra mondiale fu valoroso ed encomiabile pilota di caccia. Riconoscerlo in quelle immagini e per questo, a ragione, emozionarsi.
È successo a Guido Valtancoli, trevigiano, da anni residente a Montopoli Valdarno, dove vive da buon pensionato dirigente della Olivetti. “Spippolando” distrattamente con il suo cellulare si è imbattuto in un documentario storico sull’Aeronautica italiana impegnata nell’ultima guerra mondiale. Ebbene, tutto a un tratto gli è apparsa una scena del 1942 nella quale si vede il decollo di un caccia modello Macchi 200 ai comandi del quale ha riconosciuto senza alcun dubbio suo padre, Tito Valtancoli, tenente pilota allora in forza alla base di Castelvetrano in Sicilia.
Gli è venuto un tuffo al cuore e ha subito telefonato al suo amico Fausto Pettinelli, per anni giornalista parlamentare per Ansa a GrRai, grande appassionato di quell’epoca storica: «Come me – racconta lo stesso Pettinelli –– pur non essendo un abile manovratore di certe diavolerie tecnologiche, è riuscito a bloccare le immagini e me le ha mandate, corredate da un po’ di storia di quel pilota pluridecorato, quando lo fiondavano su Malta».
«Tutto sommato – aggiunge il figlio di Tito, Guido Valtancoli, oggi mentre ripercorre quei fatti nella sua accogliente abitazione di Montopoli – gli andò perfino bene perché dopo essere riuscito a salvare la pelle col suo anzianotto caccia lanciato contro le formazioni dei B17, quelle che qualcuno chiama “fortezze volanti” scortate da nugoli di Hurricane e Mustang, nel ‘44 fu catturato. Poi nel campo di concentramento di Coltano rimase mesi. Fu processato e assolto, patì perfino fame e miseria, finché nel 1949, mancando di personale di valore, fu riabilitato e richiamato dall’Aeronautica come addestratore di piloti. Andò in pensione da colonnello».
Questa sarebbe l’estrema sintesi di una vita trascorsa in volo, quella di Tito Valtancoli, a cui si può imputare tutto tranne essere pavido: Tito nasce a Sasso Pisano nel 1909. Viene messo a balia a Fucecchio dove resta fino all’età scolare. In seguito frequenterà spesso Fucecchio, dove conosce perfino Indro Montanelli con il quale però non sembra andare molto d’accordo.
Frequenta malvolentieri ogni tipo di scuola a Firenze, dove stringe profonda amicizia giovanile con l’attore Folco Lulli, suo coetaneo.
«Da questo momento in poi – spiega il figlio Guido – la mia ricostruzione si basa su fotografie, che ho salvato e ordinato cronologicamente. Lo ritrovo in foto nel 1928 a Ponte San Pietro. Alle sue spalle un aereo da addestramento, quindi si era arruolato in aviazione e stava frequentando la scuola di volo».
Poi nel 1932 è a Millesimo assieme alla nobile famiglia Centurioni; dietro campeggia un CR20. «La storia qui la so, perché me la raccontò proprio mentre passavamo in Vespa da Millesimo. Ebbe una piantata di motore – illustra Guido – e atterrò di fortuna in un campo della famiglia Centurioni, che lo accolse come un figlio e lo ospitò per giorni prima che arrivassero i tecnici a recuperare l’aereo. Arrivavano da Mirafiori, cioè da Torino, dove era in servizio, e dove conobbe mia madre, e si fidanzò. All’epoca doveva essere sergente maggiore pilota».
Partecipa alla guerra di Spagna, squadriglia caccia Asso di Bastoni e quindi viene trasferito all’aeroporto di Treviso, «dove sono nato io, figlio unigenito, nel marzo del 1940».
Scoppiata la guerra, è in Sicilia dal 1941 al 1942, in vari aeroporti come Comiso, Castelvetrano, Pantelleria. Nel 1943 è capitano in Sardegna, dove si ammala gravemente di tifo. Viene ricoverato a Pisa, «assistito in ospedale da mia madre, sotto le bombe degli alleati. Sta più spesso a casa che in ufficio, ma per lo meno ha uno stipendio per nutrire la famiglia. Poi ancora Treviso, centro ferroviario strategico, e il 7 aprile 1944 gli americani la bombardano facendo una strage. Avevo appena 4 anni, ma ho un ricordo chiarissimo dell’episodio: ci siamo rifugiati, assieme ad alcuni vicini di casa, in una buca-trincea» che Tito aveva fatto scavare nel giardinetto di casa. Il giorno dopo tutta la famiglia sfolla verso la campagna, e si rifugia in una casa di contadini nel paesino di Musano, in direzione di Montebelluna.
Finita la guerra Tito è letteralmente nei guai. «Nel 1947 la famiglia si trasferisce a Torino, dove la mia nonna materna ha un appartamento di proprietà. Tito si adatta a lavori impiegatizi piuttosto saltuari, poco pagati e per lui insopportabili». C’è da capirlo...
L’Aeronautica in quegli anni aveva però bisogno di piloti bravi ed esperti, e i sopravvissuti alla tragedia bellica non erano molti. «Così intorno al 1949 Tito Valtancoli viene richiamato in servizio, e nel 1950 lo vedo a Vicenza, con un sorriso grande e per lui inusitato, al posto di pilotaggio di un Ambrosini S7».
Da allora Tito, per molti anni, resta a casa soltanto per licenze. «So che frequenta a Firenze la Scuola di guerra aerea, e che fra il ‘54 e il ‘56, promosso maggiore, dirige la scuola di volo militare di Elmas (alle porte di Cagliari). Lasciata la Sardegna torna a Firenze per altri corsi, e mentre svolge l’attività di volo richiesta a tutti gli ufficiali, a Vicenza ha un incidente con il Thunderbolt per piantata di motore, atterra sulla pancia nella pista dell’aeroporto e finisce per sbattere in due mucchi di ghiaia facendosi abbastanza male ma salvando il velivolo. Era più o meno il 1957».
Dopo una lunga convalescenza fra ospedale e casa, è destinato a Roma nel 1959 allo Stato maggiore col grado di tenente colonnello e poi di colonnello, e qui resta fino alla pensione raggiunta nel 1963, a 54 anni come da regolamento per i piloti.
Come d’uso, diversi anni dopo viene promosso generale di Brigata aerea in quiescenza. –
Paolo Falconi
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