Il Tirreno

Pontedera

l’allarme dei cacciatori 

«Paghiamo le conseguenze di paletti e stop per il Covid»

Nilo Di Modica

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san miniato. «Da dicembre cacciare si può, ma è evidente che quest’anno gli abbattimenti hanno subito un arresto. Ci dovremo fare i conti». Snocciola una serie di numeri inequivocabili Piero Taddeini, segretario della Federazione Italiana della Caccia di San Miniato, quando gli si chiede quale sia la situazione degli ungulati nei boschi toscani e del comprensorio. Un ritratto che deve fare i conti con un anno che il Covid ha reso inevitabilmente magro anche sul fronte della caccia, abbattimenti compresi. «I cinghiali in circolazione sono tantissimi, ed il problema della selvaggina incontrollata è sulle scrivanie di molti. Non può essere altrimenti. La caccia, dopo il Dpcm di dicembre e la determina regionale, in zona gialla e arancione a certe condizioni è possibile. Ma veniamo da un anno in cui gli abbattimenti programmati, fatti per limitare la presenza degli ungulati, con danni alle colture e agli automobilisti, sono stati fortemente limitati. Ben 17mila in meno rispetto all’anno precedente. Tutto questo si ripercuote sulle colture e non solo. In questi giorni ce ne accorgiamo: tante sono le scrofe in attesa dei cinghialini. È il periodo della riproduzione e questo significa che un gruppo misto di una decina di cinghiali, giovani e vecchi, maschi e femmine, a gennaio, può enumerare anche 60 capi dopo 12 mesi».

Una situazione resa sempre più difficile dall’abbandono dei terreni, ma anche, secondo i cacciatori, dalle regole di “ingaggio” previste anche la dove la caccia per gli abbattimenti è consentita.

«Nelle zone di popolamento dove al momento si può cacciare, almeno per gli abbattimenti programmati dalla Regione, la caccia va fatta seguendo certi vincoli – spiega Luciano Pertici, presidente della zona di ripopolamento e cattura di Collebrunacchi, San Miniato –. Limite sui cani, limite sulle persone, caccia di “girata”, quindi con un solo cane e poche poste, senza fare braccate, messe al bando dal Tar dopo le proteste degli ambientalisti. Tutte queste cose rendono sempre più difficile l’abbattimento anche quando è consentito. Il risultato è che boschi e strade sono piene di animali. Con tutti i pericoli connessi». Limitazioni che, nell’anno del Covid, molti cacciatori vorrebbero rivedere. «Inutile pagare i danni della selvaggina coi soldi derivanti dalla caccia e poi impedirla. Serve una discussione completa sulla gestione venatoria e non solo del territorio – aggiunge Taddeini –. Quando chiedevamo anche nel Comprensorio un tavolo venatorio, che ci hanno negato, noi volevamo questo». —

Nilo Di Modica

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