Il Tirreno

Pontedera

La “cultura non isola” e fa breccia nella giuria ma sarà comunque Rigenerazione umana

Paolo Falconi
La “cultura non isola” e fa breccia nella giuria ma sarà comunque Rigenerazione umana

Procida ha vinto il duello con lo scrigno etrusco  che però ha davanti a sé una grande occasione 

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il confronto

Travolti dall’azzurro mare di Procida, verrebbe da dire rifacendosi a un famoso film di Lina Wertmuller. Quell’azzurro mare ha finito per risucchiare le colline argillose e tufacee su cui si erge da tremila anni Volterra nella fase finale della corsa a diventare città italiana della cultura 2022. «Non è un concorso di bellezza, viene premiata la città che riesce a sviluppare il progetto culturale più coinvolgente, più aperto, innovativo e trasversale» ha ribadito l’altro ieri il ministro dei Beni e delle Attività culturali e del turismo, Dario Franceschini. Vale a dire quello a cui ha sempre aspirato Volterra, a iniziare da Paolo Verri, direttore della candidatura, seguito dal sindaco Giacomo Santi.

Ma il sogno è svanito. «Con questa vittoria costruiremo un riscatto importante per la nostra terra. Questo luogo è metafora dei borghi italiani» sottolinea Dino Ambrosino, primo cittadino di Procida, la prima isola Capitale della cultura italiana. Perché “la cultura non isola” come recita lo slogan vincente. E Volterra mastica amaro, anche se dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, è stata prontamente nominata, sempre per il prossimo anno, Città toscana della cultura. Masticano amaro anche le altre otto finaliste sconfitte, scelte dalla giuria tra le 28 città preselezionate tra quelle che avevano risposto al bando: 3 capoluoghi di regione, 3 capoluoghi di provincia e 4 non capoluogo, tra cui la Bandiera arancione Volterra, appunto. Eccole una per una con i loro progetti: Ancona, la cultura tra l'altro; Bari 2022; Cerveteri (Roma), alle origini del futuro; L’Aquila, la cultura lascia il segno; Pieve di Soligo (Treviso), e le Terre Alte della Marca Trevigiana; Taranto e Grecia Salentina, la cultura cambia il clima; Trapani, crocevia di popoli e culture, approdi e policromie; Verbania, lago Maggiore, la cultura riflette; e, appunto, Volterra, con la sua “Rigenerazione umana”.

Quello di Volterra era davvero un progetto ammirabile. Che partiva dal passato di prestigio, è vero, ma proiettava lo sguardo al futuro. E dal suo passato prendeva spunto per nuove “avventure” umane. Con Procida ha un fattore in comune: gli abitanti (circa 10mila). Ma l’isola ha messo tutti in riga: il Mezzogiorno cammina e incanta. Oltre 240 gli artisti coinvolti, 44 i progetti culturali, 40 le opere originali. Agostino Riitano, direttore della candidatura, sprizza gioia: «Dall’Italia e dal mondo dovranno venire a Procida per trovare la lentezza, il tempo differente di attraversare un paesaggio o aspettare il ritorno di un pescatore». Secondo Verri, per Volterra doveva essere «una sfida epocale, da cogliere come un segnale preciso per tutti quelli che lavorano non solo nei settori culturali, ma più in generale nello sviluppo urbano». Perché per ogni euro investito in eventi culturali si ha un ritorno di sei euro, secondo la stima di Fondazione Nomisma nel 2016. «Se investiamo un milione in eventi culturali otteniamo sei milioni». Quel “tesoretto” è stato assegnato a Procida, ma Volterra guarda già avanti. E il titolo di Città toscana della cultura, è un ottimo punto di partenza per lanciare comunque la “Rigenerazione umana” . —

Paolo Falconi

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