Italia
Nella Rsa “Covid free” ora i familiari possono abbracciare gli anziani
Da lunedì prossimo la struttura protetta sarà operativa Il direttore: «Finalmente un contatto vero dopo tanti mesi»
san miniato. Da lunedì, per i 57 ospiti della Rsa “Del Campana Guazzesi” di San Miniato (e anche per tutti i loro familiari), arriva una novità sicuramente molto attesa: è la cosiddetta “stanza degli abbracci”, dove le persone che vivono nella casa di riposo possono incontrare i loro parenti protetti da un telo in plastica, così da evitare contatti non protetti e potenziali contagi.
La struttura – diretta da Francesco Fariello – sta ultimando gli ultimi preparativi e già da lunedì inizieranno le prime visite; i familiari dovranno prenotarsi, perché c’è una lista d’attesa.
Le visite saranno permesse al mattino e al pomeriggio dal lunedì al venerdì, mentre il sabato solo di mattina. «È un modo – spiega il direttore – per ristabilire un contatto umano fra ospiti e familiari, visto che da mesi le visite in presenza non sono permesse. Finora abbiamo usato gli smartphone e i tablet ma da lunedì ci sarà questa ulteriore opportunità, alla quale stiamo finendo di lavorare. I familiari entreranno da un accesso secondario, per poi sistemarsi all’interno della stanza degli abbracci, che sarà un luogo accogliente e colorato; dall’altro lato, separato da un telo, ci sarà uno dei nostri ospiti. Qui le persone potranno toccarsi dopo tanti mesi». La visita dura 10-15 minuti e la voglia di vedersi supererà anche l’asetticità di un incontro mediato da un telo di plastica. La “Del Campana Guazzesi” ha 60 posti ma due devono rimanere sempre liberi per gli isolamenti in caso di sospetti Covid. Che per adesso non ci sono stati, essendo questa Rsa “Covid free” dalla prima ondata di marzo-aprile. «Speriamo che con i vaccini – aggiunge il sindaco di San Miniato Simone Giglioli – si possa tornare presto alla normalità e ad abbracciarsi senza protezioni». Gli ospiti della struttura, già vaccinati con la prima dose, riceveranno la seconda entro fine mese. —
Marco Sabia
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