Il Tirreno

Pontedera

stasera la protesta 

I ristoratori accendono le luci e apparecchiano i tavoli

S. C.
I ristoratori accendono le luci e apparecchiano i tavoli

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PONTEDERA. La protesta dei ristoratori e baristi va in scena anche a Pontedera, con la collaborazione di Apit, associazione partite Iva territorio Italia. Il primo a scendere in campo è il titolare della pizzeria “Rewind” di via Verdi, Raffaele Saviano, coordinatore Apit di Pisa e Pontedera che ieri sera, tra l’altro, è stato in collegamento da Livorno con la trasmissione “Dritto e Rovescio” condotta da Paolo Del Debbio. Insieme al ristoratore, hanno raccontato di come alcune categorie di lavoratori si sono sentite abbandonate durante la pandemia. Lasciate senza aiuti e senza la possibilità di lavorare. Insieme a Saviano, c’erano infatti i fratelli della palestra Infit, Marco e Massimo Bartaloni, Federica Barabotti (fisioterapista) e Marisa Paoletti (artigiana) di Pontedera. «Siamo solo all’inizio – spiega Saviano – il peggio ha da venire. Molte attività saranno costrette a non riaprire. Posso raccontare la mia esperienza: il locale che gestisco insieme a mio fratello nel 2020 ha fatturato il 67% in meno rispetto all’anno precedente. Quando andremo a riaprire regolarmente, spero già a primavera, riprenderemo l’attività con una perdita di circa 30mila euro. Dal governo abbiamo avuto aiuti per circa 8mila euro. Che cosa ci facciamo? Servono a ben poco. E poi ci sono categorie che sono state aperte ma non hanno lavorato. Questi commercianti come faranno a pagare le spese fisse che ci sono in ogni attività? »

Ieri Apit ha incontrato alcuni ristoratori per dare vita anche a Pontedera a una protesta simbolica (25 le adesioni). Questa sera alcuni ristoratori apriranno il proprio locale rispettando tutte le regole anti-Covid come da protocollo. Luci accese, tavoli apparecchiati, come se fosse una serata senza l’incubo del Covid. «L’apertura è solo simbolica per protestare contro i decreti restrittivi del governo. Vi aspetto tutti in segno di solidarietà – dice Saviano – Ho deciso di aprire perché nel 2020 siamo stati aperti solo per 6 mesi. Apro perché i ristori non sono adeguati con una perdita del fatturato del 67%. Perché devo pagare i fornitori, le bollette, i tributi. Apro perché sia in zona rossa, arancione o gialla non fa differenza perché lavoro solo la sera». Questa sera dunque non ci sarà da stupirsi se dalle 18 in poi le luci dei ristoranti torneranno ad accendersi e non certo per le vendite a domicilio. «Non farò entrare i clienti a cena perché non voglio essere sanzionato – spiega Saviano – ma è arrivato il momento di fare capire a Roma, a chi è al governo, che non possiamo andare avanti in questo modo. Chi non avrà preso il Covid, alla fine vedrà morire le proprie attività». –

S. C.

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