Italia
Diocesi accorpata, Moschi: «Volterra senza vescovo è come togliere il papa a Roma»
Il capogruppo di UpV si schiera contro l’ipotesi ventilata in questi giorni «I cittadini non sono numeri. Va rivisto il modello ultra urbano»
l’opinione
«Volterra senza Vescovo è come Roma senza papa». Uomo di chiesa, ex assessore, oggi capogruppo di Uniti per Volterra (UpV). Paolo Moschi definisce così l’ipotesi che Alberto Silvani sia l’ultimo vescovo della diocesi.
«Penso, e sono fiducioso, che la diocesi avrà un “suo” nuovo vescovo al momento opportuno – dice Moschi –. La chiesa volterrana infatti non è accorpabile a nessuna altra diocesi. Ci sono motivazioni oggettive se nel passato è sempre stata confermata. Innanzitutto è viva. Immaginare Volterra senza vescovo è come immaginare Roma senza papa. E questo non solo perché la città etrusca fu evangelizzata alla fine del I secolo, quando era un imponente municipio romano. Ma perché la diocesi è organismo presente e intersecato nel tessuto della città e del vasto territorio, nelle istituzioni e tra le persone. Ci sono Comuni che sono nati grazie ai vescovi di Volterra e oggi esiste una identità “volterrana” in un territorio vasto che non potrebbe essere rappresentato da nessun altro capoluogo».
Per il capogruppo di UpV, «non è un caso se, per la candidatura per la Capitale italiana della cultura, Volterra ha ricevuto l’adesione di oltre 50 comuni. È riconosciuto un modus di vivere che non è lo stesso delle grandi città e che non ha minore dignità. Forse oggi dovremmo tutti iniziare a domandarci se il modello ultra urbano è l’unico possibile o se gli accorpamenti siano un errore. I cittadini non sono numeri».
Poi esiste un motivo tecnico. «Circa 1.800 chilometri quadrati, come una media provincia italiana, divisi in cinque province civili e con 23 sindaci, 89 parrocchie, oltre un centinaio di paesi – ricorda Moschi –. Essere accorpati significherebbe essere pastoralmente abbandonati. Il sentimento dei vescovi toscani infatti è abbastanza chiaro, di lasciare il tutto invariato. Ho avuto modo di parlare col cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, la Conferenza episcopale italiana, chi mi ha confermato che toccare Volterra sarebbe impensabile. Concordo col vescovo Silvani, “l’assetto di Volterra non può mutare se non per tornare all’antica forma”. Una forma che è mutata per la generosità di Volterra che ha “donato” terre e parrocchie alle diocesi vicine e che si sono ingrandite».
E ancora: «Il sentimento dei cittadini di questa vasta porzione di Toscana pare abbastanza palese, confidiamo che nessuno vorrà intristire un popolo che non ha la vocazione a essere “minoritario” ma che vuole tornare a crescere, civilmente e anche spiritualmente». —
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