Il Tirreno

Pontedera

la protesta a pontedera 

Coperte e portatili contro la solitudine «Vogliamo tornare nelle nostre aule»

Tommaso Silvi
Coperte e portatili contro la solitudine «Vogliamo tornare nelle nostre aule»

Una delegazione di studenti a lezione davanti al liceo: «Ormai viviamo davanti ai pc nelle nostre camere»

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pontedera. Il professore spiega la lezione. All’improvviso la sua voce sparisce. Poi torna. Dopo ancora salta la connessione. Al mattino 4-5 ore davanti al pc. Al pomeriggio di nuovo occhi sullo schermo per fare i compiti. «Le interrogazioni sono praticamente impossibili. Prendere appunti è un’impresa». Gli studenti delle superiori vogliono tornare in classe. Lì dove non mettono piede praticamente da marzo, ovvero da quando il governo ha sigillato le scuole in seguito all’emergenza coronavirus. In un mare di decreti e avvisi confusi, lunedì la didattica cosiddetta “in presenza” dovrebbe riprendere. Ma soltanto col 50% degli studenti, a rotazione.

«Il coronavirus esiste da quasi un anno, e ancora non sono state trovate soluzioni per garantire l’istruzione». Anna La Gioia frequenta la quinta del liceo Montale. Anche lei, ieri, ha manifestato all’esterno dello scientifico XXV Aprile. Come? Svolgendo lezione online all’aperto.

Coperte per proteggersi dal freddo, computer sulle gambe e cuffie per ascoltare i prof collegati dall’altra parte della videocamera. L’iniziativa, che ha coinvolto giovani in tutta Italia, a Pontedera è stata organizzata dalle sigle studentesche “Rete degli studenti medi” e “Priorità alla scuola” .

«La mole di compiti è aumentata – spiegano i ragazzi –, ci ritroviamo a passare giornate davanti al pc, soli nelle nostre camere». Perché la scuola non è solo voti e prove da superare. Ci sono gli amici, le risate, la ricreazione. Tasselli di una quotidianità perduta. «Dalle 8 alle 13, con le ore da 50 minuti e cinque minuti di pausa. Non ne possiamo più», dice Diana Mansani, del Montale, studentessa dell’ultimo anno. Tra le richieste dei ragazzi c’è quella che riguarda il trasporto pubblico. «Gli assembramenti non si verificano nelle classi – spiega Daby Sall, iscritto alla quinta dell’Iti Marconi – ma sui mezzi di trasporto che molti di noi utilizzano per venire a scuola. Lì deve essere aumentata la sicurezza e lì deve essere garantito il rispetto delle norme anti-Covid».

La Toscana era pronta a far riprendere la didattica in presenza da ieri. Era il 7 gennaio, infatti, la data inserita nell’ordinanza di fine dicembre firmata dal ministro della Salute, Roberto Speranza. Poi il rientro è slittato all’11. Questo perché, stando a quanto racconta l’assessora regionale all’istruzione, Alessandra Nardini, «da sabato (domani, ndr) riprende la divisione in fasce delle varie Regioni, a seconda del rischio di contagio. Alcune regioni cambiando fascia saranno obbligate a chiudere le scuole superiori. Questo significa che in alcune zone d’Italia ci sarebbe stata una riapertura di tre giorni, 7-8-9 gennaio, e poi di nuovo la chiusura. Stabilendo la data di lunedì 11, le Regioni sapranno già in quale fascia sono state collocate, e quindi sapranno da subito se potranno riaprire o meno le scuole superiori. Chi può aprire, apre, chi non può, prosegue la chiusura e la didattica a distanza. Le regioni – spiega ancora Nardini – possono solo restringere le linee dettate dal governo, non ampliarle». Da lunedì, inoltre, saranno messi in campo 329 bus in più a livello regionale per il trasporto degli studenti. Per quanto riguarda Pontedera, lunedì non verrà aperta la nuova maxi scuola anti-Covid realizzata a Palazzo Blu.

«Insieme alla Provincia dobbiamo completare il trasloco degli arredi – dice il sindaco, Matteo Franconi – saremo pronti a febbraio». I ragazzi, intanto, chiedono in coro «investimenti da parte del Governo. Le scuole cadono a pezzi, servono interventi. Vogliamo tornare alla nostra vita da studenti». —

Tommaso Silvi

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